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1798–1837

Scena 2

Giacomo Leopardi

(Numi, pietade! Che incontro è questo mai!) T'avanza, il passo Perchè confuso arresti?

(Oh Dei! Soccorso, Aita, oh cieli!) O qual ti tinge il volto Insolito pallor? quello non sei

Che con tranquillo aspetto, e sangue, e morti Mirar potesti, a cui de' regi il fato Ombra mai di pietà, d'orror, di tema Destar non seppe in cuor? quell'alma invitta

Qual turbamento opprime? Osnam, deh taci. Non rammentarmi il mio delitto, ah basti Violata aver la fè, Nizam tradito;

Omai... Che parli, infido? ah no, de' sacri Augusti nomi d'onestà, di fede Non abusar così! quello tradii,

Che il suo Signor tradì; di fè mancai A chi del Rege suo violò la fede; Rammenta il tuo delitto; i falli tuoi In pria conosci, e quindi il mio condanna.

Ah taci Osnam, non più; confuso io sono, La mia colpa conosco, aprirsi io miro A' piedi miei d'iniquità, d'orrore Funesto abbisso, al tuo parlare io cedo

Chè risponder non sò, di quanto oprai L'empietade m'è nota; ah nel tuo petto Si celi il mio fallir, l'ascoso arcano Non palesar, se a cruda morte in preda

Un misero non brami; a' piedi tuoi Supplice io son; se de' miei pianti il suono Commuoverti non sà, ti muova almeno

La pietà, la virtù... Sorgi, Ibraimo; Mal conosci il mio cuor, fido il mio petto L'arcano serberà finchè fedele

Al tuo Signor sarai, la spada ultrice Nunzia dì giorno estremo agli occhi tuoi Balenerà, se al tuo Signor malvaggio, Iniquo traditor farti ardirai

De la giurata fè.

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