Tutto disposi già: del vinto stuolo Nulla a temer ci resta; esso atterrito Pallido, palpitante, e l’armi obblia, E alla fuga sol pensa; in ogni lato
Prodi guerrieri al cenno mio son pronti. Ferree sbarre di già le aenee porte Assicuràr, fidi custodi all’uopo Disposi ovunque; il mio comando, a un tratto,
Schiuder le porte al vincitor d’innanzi Sarà lor cura: in ogni dove ad arte Finsi di guerra marziale aspetto, Onde dell’egiziano imbelle Prence
Deludere così le vane cure. Esulta il fier Pompeo, giubila, e crede Di stragi sitibondo il crudo acciaro Tinger fra poco nel nemico sangue.
Vana speranza! Egli ben presto il ferro Rosso farà nel sangue suo. Già nulla S’oppone, amico, a’ tuoi disegni: in breve Alessandria vedrem sicura e lieta
Plauder gioconda all’opre nostre, e alfine Quella pace goder, che or mesta e afflitta Chiede, e desia. Tu dell’Egitto, amico, Lo scudo, il difensor sarai; te solo
Liberator, sostegno suo fra poco Il popol tutto ammirerà. Mio fido, Ora al Duce roman conviene i nostri
Sensi far noti. Il capo invan del fiero Pompeo guerrier noi gli offriremo, invano, Schiuse le porte con amico aspetto, Lo accoglierem tra queste mura, invano,
S’egli il tutto ignorando avrà le forti Turbe feroci ad assalir qua spinte. E chi potrà delle romane schiere L’impeto trattener? chi opporsi al cieco
Desio sfrenato di ricchezze e d’oro? Qual mai potè di ruinoso fiume Vincer la possa, allorchè gonfio il seno Per le raccolte immense acque crescenti,
Ogni argin rotto, ed i natii confini Negletti, oltrepassati, i vasti campi Ad assalir sen corre, e l’onde altere I faggi ombrosi ad atterrar sospinge,
E a desolar le biade, e insiem travolti Via trasportar veloci arbori e belve? Fido messaggio or dunque a noi conviene Elegger tosto: al Dittatore ei vada,
Il suo giunger prevenga, a lui del fiero Duce roman, dell’egiziano Prence Noti faccia i disegni, e a lui le nostre Cure discopra, e quanto oprammo ei sappia
Con arte disvelar; cauto a noi faccia Quindi ritorno, e del romano Duce I sensi esponga, onde possiam sicuri I comandi sprezzar del nostro Prence...
Ma... che vegg’io?... Fulvio s’appressa.
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