Skip to content
1798–1837

Scena 1

Giacomo Leopardi

Ah quale, amico, a questo regno, a questa Città regal periglio è sopra! il forte De’ Galli domator, Cesare invitto, Su Roma impera e detta leggi al mondo:

Ei vincitor là di Farsaglia al campo Trionfante mirò le schiere avverse Volgere il tergo a vil terrore in preda. Abbandonato, intimorito, errante

Sen fugge il gran Pompeo, qua volge i passi, Qui cerca asilo, e qui sarà fra poco Supplice e mesto al regio piè: l’insegue Il fiero vincitor, desia vendetta;

Non la vuol che dall’armi, e queste mura Cinte in breve vedrai da squadre ostili, Se al vinto presterem soccorso, aita. Or che mai far dobbiam? rispinger forse

Lungi da noi la supplichevol turba? Forse accoglierla amici, ed infra queste Mura ad essa apprestar sicuro asilo? Odioso al mondo tutto, odioso ai Numi

Il rifiuto sarà, sarà funesto Il ricettarla, che su noi lo sdegno Trarrà del forte vincitor guerriero. Parla or dunque, consiglia: eh, qual potremo

Via rinvenir, per cui serbar la pace Tra queste mura, in questo regno, e salvo Render l’Egitto? Ascolta; a noi di troppo

Periglioso saria l’aver nimico Cesare e Roma; l’Universo trema Al nome tal, nè temerà l’Egitto? Dunque da noi scacciar lungi dovremo

La supplichevol turba, e in truce aspetto I suoi pianti sprezzar, sprezzar le grida? No; del vinto Pompeo l’atroce sdegno Potriaci un giorno esser funesto; il fato

È volubile, il sai; forse la sorte Un dì vorria, volta l’instabil ruota, Cesare oppresso, e vincitor Pompeo. Che dunque oprar dovrem? Fallace aspetto

Ora vestir conviene; il vinto stuolo Da noi si accolga, e in Alessandria trovi Simulata pietà, mentita fede. Del Dittatore ad evitar lo sdegno,

Cada Pompeo per nostra man trafitto; L’estinta salma ei veda; il suo nemico, Prosteso a’ piedi suoi, lordi di sangue Questo suol, queste mura. Omai si franga

Delle moleste, inopportune leggi La catena servil, sprezzinsi i dritti Della fede ospitale; unica via Questa è di scampo al minacciato Egitto.

I tuoi consigli approvo; altronde invano Salute cercheremmo; a noi sol puote Scampo arrecar del vinto duce il fato. S’armin dunque le turbe; al rege imbelle

Celar conviene il meditato inganno. In giovin cuore, il sai, troppo degli avi Puote l’esempio; a’ miei disegni opporsi Egli potria, potria pur anco il folle

Quanto debba l’Egitto al vinto Duce Rammentare in mal punto: in petto adunque A te si celi la tramata frode. Vanne: Alessandria omai per le tue cure

Tra il comune terror viva tranquilla; Tu ne assicura libertade e pace. Di armati e d’armi questa reggia or cingi; Forse potria la fuggitiva turba

Meditar qualche inganno, e qui raccolti E spirti e forze, ad improvviso assalto Muover furente, e d’Alessandria alfine Con nero inganno reo farsi signora.

Tu i guerrieri disponi; in ogni dove Salda presenti ed inconcussa fronte Questa regal cittade ad ogni ostile Perfido agguato, ad ogni ascosa trama.

Vanne: di Egitto in te la speme è posta. Quanto m’imponi eseguirò; ben presto Veder potrai tranquillo il popol tutto. Alessandria sicura, il regno in salvo...

Che miro, o ciel!... Pompeo s’innoltra.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
Scena 1 · Giacomo Leopardi · Poetry Cove