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1798–1837

Scena 1

Giacomo Leopardi

Pronto adempii quanto imponesti, omai Liberata è Delly de l'armi ostili. A noi la sorte arride, il fallo suo, Poichè Nizam mirò di ferri cinto,

Conobbe ed emendò lo stuol ribelle; A l'amico il nemico unito, e misto Mal potè far difesa, ovunque in preda A pavido timor trafitto cadde

De' Maratti lo stuolo, insiem confuso Delle fedeli schiere, e delle ostili Scorre tra queste mura il nero sangue. Esulta il popol tuo, abborre ognuno

L'iniquo traditor, di labbro in labbro Già vola il nome tuo; solo fra tanta Gioja confuso, e mesto infra l'oscure Spaventose tenebre in carcer nero

Geme d'aspre catene avvolto, e stretto L'empio ribelle; ad ora ad or sul suolo Lo sguardo affissa, e nel ritrae di sdegno Acceso il cuor tra le focose vampe

D'indomito furor; la terra, il cielo Malvagio accusa, e la nemica sorte Maledicendo irrita, al volto, al crine E danni arreca, ed onte, e brama ognora

Fuggir sè stesso, e ove fuggir non trova. Del delitto fatal, mio fido, è questo Non insolito effetto; i rei sopporta Felici un tempo il ciel, ma orrenda piomba

Sul colpevole alfin vendetta atroce. De' malvagi la speme infida, e vana Qual nembo si dilegua, e qual procella A lo spirar d'amico vento, o quale

Candida neve suole allor che sparge Del liquido sereno i raggi suoi L'eccelso astro del dì; non grida invano L'oppressa alma virtude, o la violata

Sincera fè, de le lor voci il suono Al ciel s'innalza, e su l'iniquo capo Piomba orribile alfin l'ira divina. Del delitto fatal vendetta atroce

Ella ritrar saprà. Si parta intanto, L'opra si compia omai; Surate, ed Agra Gemon per anco a l'inimico in preda. Forse potrian del fuggitivo stuolo

Farsi amico ricetto; al regno, al trono Periglioso ciò fora, i stanchi io vado Guerrieri a radunar, se a le mie cure Fausto arride il destin, de' fidi acciari

Al balenar d'ostili turme or ora Scevro il Mogol vedrai.

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