Di libertade e di vittoria omai Con certa speme il cuor consola, amico; Oggi dell’empio stuol spenta la schiatta Vedrai, lo spero, e la memoria e il nome.
Già quel terror, che all’egiziane schiere L’alma e il core ingombrò cedette alfine Al coraggio, al valor che in ogni petto Destar cercai; già corre all’armi ognuno;
Già tutto è pronto alla battaglia. In breve Lungi da questi tetti al campo ostile Muover disegna Tolomeo: del sangue Forse dell’empio stuol ribelle infido
Tinti, di libertade i franti lacci Ei deporrà del tuo Signore al Piede. Tutto alle vinte schiere, a Roma e al mondo Pace promette; al generoso Duce,
Ch’alla nemica sorte or geme in braccio, Ognor sarà fido l’Egitto; invano Volle il ribelle vincitor feroce Sedurre il cuor dell’egiziano Prence;
Egli di pace le insidiose offerte Rigettò generoso, e in campo omai Sfidar dispone le nemiche schiere. Fausto destin le fide turme attende.
Molto a sperar abbiamo. Ah, taci, amico! Questo mio cor non lusingare. Invano Tenti quest’alma confortar, del prode
Egiziano stuol troppo m’è noto Il coraggio, il valor; ma qual col fato Audacia o forza è a contrastar possente? In cielo è scritto; al Dittator romano
Il Campidoglio ceda e il mondo intero. Egli sicuro nel favor del fato Ogni periglio sprezza, e in mezzo all’armi Si lancia audace ad incontrar la morte,
O de’ nemici a trionfare; ei sembra Dalle nubi scagliata, orrida, ignita Folgore spaventosa. Elmo non havvi, Usbergo o scudo, che resister sappia
Della sua spada alla terribil possa; Urta, rovescia ogni suo colpo, atterra, Piaga, squarcia, trafigge; in brevi istanti Intorno a sè di estinti corpi un monte
Alzar il vedi; ognun, che il mira, il guardo Ne paventa e l’acciar; fuggon le schiere Da un sol cacciate. Eh qual mai resta or dunque Di libertà speranza e di trionfo
Al vinto stuol, se di spavento e tema Cagione è ad ogni schiera il nome solo Del fiero Dittator? No, sì funesta
Non fia qual credi di Pompeo la sorte; Con speranza miglior conforta, amico, L’abbattuto tuo cor; tra brevi istanti Vinto il ribelle stuol, salva l’eccelsa
Di Quirino città forse vedrai. Io parto, e tu frattanto all’alma afflitta L’audacia antica richiamar proccura.
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