Allorchè su' la fronte
La cennere mi asperse
La sacra man scoperse
La mia fragilità.
Mi rammentò che presto
Questa mia spoglia frale,
Passibile, e mortale
In cenere sarà.
La formidabil voce
Con nuova sì funesta
Sento, che in sen mi desta
Un gelido timor.
E vò pensando intanto
Al misero mio stato
Del tempo che ho passato
Cadendo in ogni error.
Se così brevi sono
I dì del viver mio,
Nè trattener poss'io
Di morte il fiero stral;
Nò ch'aspettar non voglio,
Che giunga all'improvviso
Mi giova il grande avviso
Per cura del mio mal.
Forse di questa notte
Io non vedrò l'aurora,
Di questo giorno ancora
La notte io non vedrò.
Mi stia dunque in pensiero,
Ch'ho da morire adesso
Perchè morendo spesso
Meglio morir saprò.
Dal grave suo letargo
Si svegli l'alma, e senta
Quel nome, che spaventa,
E che mai fin non ha.
Pensi a quel mal, che teme,
Ed a quel ben, che brama
Pensi che a sè la chiama
La grande eternità.
De' tuoi maggiori affanni
Se questi i giorni sono,
Son giorni di perdono,
Amato Redentor.
Abbraccio la tua Croce,
E piango i falli miei
Pentirmi più vorrei,
Accetta il mio dolor.
Fa che di morte in braccio
Non cada impenitente,
Ma che vieppiù dolente
Io spiri in seno a te.
Fa, che governi l'alma
Il santo tuo Timore,
E il tuo Divino Amore
Non parta mai da me.