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1798–1837

Per il Giorno delle Ceneri

Giacomo Leopardi

Allorchè su' la fronte La cennere mi asperse La sacra man scoperse La mia fragilità.

Mi rammentò che presto Questa mia spoglia frale, Passibile, e mortale In cenere sarà.

La formidabil voce Con nuova sì funesta Sento, che in sen mi desta Un gelido timor.

E vò pensando intanto Al misero mio stato Del tempo che ho passato Cadendo in ogni error.

Se così brevi sono I dì del viver mio, Nè trattener poss'io Di morte il fiero stral;

Nò ch'aspettar non voglio, Che giunga all'improvviso Mi giova il grande avviso Per cura del mio mal.

Forse di questa notte Io non vedrò l'aurora, Di questo giorno ancora La notte io non vedrò.

Mi stia dunque in pensiero, Ch'ho da morire adesso Perchè morendo spesso Meglio morir saprò.

Dal grave suo letargo Si svegli l'alma, e senta Quel nome, che spaventa, E che mai fin non ha.

Pensi a quel mal, che teme, Ed a quel ben, che brama Pensi che a sè la chiama La grande eternità.

De' tuoi maggiori affanni Se questi i giorni sono, Son giorni di perdono, Amato Redentor.

Abbraccio la tua Croce, E piango i falli miei Pentirmi più vorrei, Accetta il mio dolor.

Fa che di morte in braccio Non cada impenitente, Ma che vieppiù dolente Io spiri in seno a te.

Fa, che governi l'alma Il santo tuo Timore, E il tuo Divino Amore Non parta mai da me.

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