Trita è la via che ne conduce a Stige:
Noi per l'altrui vestige,
E per le nostre altre verran. Bellezza,
Pudicizia, virtù Morte non prezza.
Vezzosa Elena fu sì che poteo
Mover de l'Asia a i danni,
Sol per lei racquistar, Sparta e Micena:
E pur tanta bellezza alfin cadeo;
E 'l tempo ingordo e gli anni
Viva ne lascian la memoria appena.
Vil polve e poca rena
Son or Penelopè, Lucrezia e Laura;
E 'l grido del lor nome è un soffio d'aura.
Dura necessità seco ne tragge:
Ciò ch'in terra è di vago,
Sasso o bronzo sia pur, l'età divora.
Chi di Rodi or mi mostra in su le spiagge
La celebrata imago
Del dio ch'in oriente il dì colora?
Chi de la casta suora
Ne le paludi de l'efesio suolo
Or m'addita il bel tempio, o un marmo solo?
Nocchieri o voi, se la riviera aprica
Abbandonaste e i colli
U' fuman di Vulcan gli atri camini;
O se di Creta, al gran tonante amica,
O di Tiro, o da i molli
Regni di Citerea scioglieste i lini;
De i fortunati pini
Deh raffrenate il volo in quella parte
Che da l'Ionio mar l'Egeo diparte.
Trascorrete con l'occhio i flutti amari;
Cercate di Nettuno
E l'una e l'altra sponda: ov'è Corinto?
Ove il gemino porto, e di duo mari
Il commercio opportuno,
Onde il Tebro d'onor quasi fu vinto?
Ei, col suo nome, estinto
Ora sen giace; e 'l lido inculto e vòto
Al pescator d'Acaia appena è noto.