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1798–1837

LXXXIII – Testi

Giacomo Leopardi

Ronchi, tu forse a piè de l'Aventino O del Celio or t'aggiri. Ivi tra l'erbe Cercando i grandi avanzi e le superbe Reliquie vai de lo splendor latino.

E fra sdegno e pietà, mentre che miri Ove un tempo s'alzar templi e teatri, Or armenti muggir, strider aratri; Dal profondo del cor teco sospiri.

Ma de l'antica Roma incenerite Ch'or sian le moli, a l'età ria s'ascriva: Nostra colpa ben è ch'oggi non viva Chi de l'antica Roma i figli imite.

Ben molt'archi e colonne in più d'un segno Serban del valor prisco alta memoria; Ma non si vede già, per propria gloria Chi d'archi e di colonne ora sia degno.

Italia, i tuoi sì generosi spirti Col dolce inganno ozio e lascivia han spenti. E non t'avvedi, misera, e non senti Che i lauri tuoi degeneraro in mirti?

Perdona a i detti miei. Già fur tuoi studi Durar le membra a la palestra, al salto; Frenar corsieri; in bellicoso assalto Incurvar archi, impugnar lance e scudi.

Or, consigliata dal cristallo amico, Nutri la chioma, e te l'increspi ad arte; E ne le vesti, di grand'or cosparte, Porti de gli avi il patrimonio antico.

A profumarti il crine Assiria manda De la spiaggia sabea gli odor più fini; E ricche tele, e preziosi lini, Per fregiartene il collo, intesse Olanda.

Spuman ne le tue mense, in tazze aurate, Di Scio pietrosa i pellegrini umori; E del Falerno, in su gli estivi ardori, Doman l'annoso orgoglio onde gelate.

A le superbe tue prodighe cene Mandan pregiati augei Numidia e Fasi; E fra liquidi odori, in aurei vasi, Fuman le pesche di lontane arene.

Tal non fosti già tu quando vedesti I Consoli aratori in Campidoglio, E tra ruvidi fasci, in umil soglio Seder mirasti i dittatori agresti.

Ma le rustiche man che dietro al plaustro Stimolavan pur dianzi i lenti buoi, Fondarti il regno, e gli stendardi tuoi Trionfando portar dal borea a l'austro.

Or di tante grandezze appena resta Viva la rimembranza: e mentre insulta Al valor morto, a la virtù sepulta, Te barbaro rigor preme e calpesta.

Ronchi, se dal letargo in cui si giace Non si scuote l'Italia, aspetti un giorno (Così menta mia lingua) al Tebro intorno Accampato veder il Perso o 'l Trace.

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