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1798–1837

LXXXI – Testi

Giacomo Leopardi

Non aura popolar, che varia ed erra, Non folto stuol di servi e di clienti, Non gemme accolte, o cumulati argenti, Petto mortal pon far beato in terra.

Beato è quei che, in libertà sicura, Povero ma contento i giorni mena; E che, fuor di speranze e fuor di pena, Pompe non cerca, e dignità non cura.

Pago di se medesmo e di sua sorte, Ei di nemica man non teme offesa, Senza ch'armate schiere, in sua difesa, Stian de l'albergo a custodir le porte.

Innocente di cor, di colpe scarco, Ei non impallidisce e non paventa Se tuona Giove, e se saette avventa Del giusto Ciel l'inevitabil arco.

Segga chi vuol de' sospirati onori Su le lubriche cime; offrirsi veggia Quanti colà dove l'Idaspe ondeggia, Per la spiaggia eritrea, nascon tesori:

A me conceda il faretrato Apollo Che da la corte a solitaria riva Io passi un giorno; e là felice i' viva, Col plettro in mano e con la cetra al collo.

E poi che pieno avrà con la man cruda Il fuso mio l'inesorabil Cloto; Rustico abitator, a tutti ignoto Se non solo a me stesso, i miei dì chiuda.

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