Non aura popolar, che varia ed erra,
Non folto stuol di servi e di clienti,
Non gemme accolte, o cumulati argenti,
Petto mortal pon far beato in terra.
Beato è quei che, in libertà sicura,
Povero ma contento i giorni mena;
E che, fuor di speranze e fuor di pena,
Pompe non cerca, e dignità non cura.
Pago di se medesmo e di sua sorte,
Ei di nemica man non teme offesa,
Senza ch'armate schiere, in sua difesa,
Stian de l'albergo a custodir le porte.
Innocente di cor, di colpe scarco,
Ei non impallidisce e non paventa
Se tuona Giove, e se saette avventa
Del giusto Ciel l'inevitabil arco.
Segga chi vuol de' sospirati onori
Su le lubriche cime; offrirsi veggia
Quanti colà dove l'Idaspe ondeggia,
Per la spiaggia eritrea, nascon tesori:
A me conceda il faretrato Apollo
Che da la corte a solitaria riva
Io passi un giorno; e là felice i' viva,
Col plettro in mano e con la cetra al collo.
E poi che pieno avrà con la man cruda
Il fuso mio l'inesorabil Cloto;
Rustico abitator, a tutti ignoto
Se non solo a me stesso, i miei dì chiuda.