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1798–1837

LXXVII – Soldani

Giacomo Leopardi

Io diedi a la giustizia mille morsi Co' denti aguzzi di mio 'ngegno scaltro: Io stiracchiai le leggi, e là le torsi Ove pendeva il peso a' miei 'nteressi;

E inverso quelli senza freno corsi: Esaltai l'empio, e l'innocente oppressi; E in ogni magistrato, e in ogni uffizio, Di mie 'ngiustizie alte vestigia impressi.

Queste fur le mie industrie, e l'artifizio Che librò in aria il mio sublime volo, Assicurandol d'ogni precipizio. E un po' di mal con molto ben consolo:

Ché se nulla del desire avvien che manchi, Perché menar la vita in pianto e 'n duolo? Di sei destrier vie più che neve bianchi, Che col corso divoran la Salaria

E l'Appia, il buon cocchier flagella i fianchi. Vagheggia il colle tusculano, e l'aria Schiva del Lazio la ben posta villa, Or a l'ardor, ed or al gel contraria.

L'umor che Baccoa' verdi colli stilla De la Tolfa e d'Orvieto, empie i cristalli, E la verdea, che d'or puro scintilla. La lauta cena i più ricchi metalli

Contengono: e s'incurva la famiglia Ovunque arrivi, e gli occhi in quella avvalli. A quanto al bel desio Vener consiglia, Soccorre il diligente cameriero,

Che a tai bisogni il buon compenso piglia. Se in questa vita puote alcun pensiero Lugubre penetrare, e farvi nido, Dical ognun ch'abbia 'l giudizio intero.

Dillo pur tu: te solo appello e sfido De la tua coscienza al tribunale: Senz'altro testimon, di lei mi fido. Ella non può mentire: ella è il fiscale

Che per parte di Dio premia e gastiga Entro la nostra mente il bene e 'l male. Ella dirà se goda, o se t'affliga Tuo cuor, o se ti sturbi o rassereni;

Se viva in pace o in travagliosa briga. Ella dirà le ruote e le catene, Le corde e i ceppi e gl'infuocati bronzi; E ad una ad una annovrerà tue pene.

Dirà l'ultrici fiamme ove tu abbronzi; Dirà qual verme entro l'udito interno, Senza mai rifinar, sempre ti ronzi. Quest'è il primo servito che l'inferno

Ti porta; acciò t'avvezzi a le vivande Che si cucinan giù nel fuoco eterno. Senti 'l fetor che da quelle si spande; Senti l'amaro ch'ogni dolce infiela:

Onde sospiri in van per quelle ghiande Il cui sapor sol innocenza immela.

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