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1798–1837

LXXIX – Soldani

Giacomo Leopardi

Taccia e s'acquieti il barbon di Stagira Quando questo volume si dispiega: E taccia il gregge che dietro si tira. Questi il filosofar rinchiude e lega

Tra i cordovani ov'è stretto il maestro; E quel che for rimane, esser ver nega. Or s'io mi sento in gambe esser ben destro A varcar quei confin, perch'al mio piede

Poni il Peripatetico capestro? Dunque tua invidia impertinente chiede Ch'io metta al mio intelletto le pastoie, Né più là scorra che il tuo occhio vede?

Chi si dà quest'impacci e queste noie, la verità non ha già per oggetto; Ma vuol tener in prezzo quelle gioie Che essendo false, gli fa gran dispetto

Chi arreca de le vere, e le sue smacca, Mostrando al paragone il lor difetto. O mente umana! e che è quel che intacca Tua natia libertade? un sogno, un'ombra,

Un po' di fumo, ch'a nulla s'attacca. È una opinion, che 'l volgo ingombra Di sua scienza, e il ver seco ne porta, E d'un più bel piacer l'alma ti sgombra.

Ardisci a non saper: quest'è la porta Che può introdurre in te quell'aurea luce, Che 'l vero gaudio a l'intelletto apporta. Che se al popol visibil non traluce

Il tuo saper, non per questo s'attristi Tuo cuor, ma segua un più costante duce.

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