Deh qual mi fia concesso Stil di tanto dolore, Onde accompagni il core Ne l'alta angoscia oppresso?
O Febo, o re dell'immortal Permesso, Se v'ha musa pietosa Ch'ove morte ne fura Anima gloriosa,
Usi di lagrimar l'aspra ventura; Ella dal ciel discenda, E meco a pianger prenda. Lasci la bella luce
La bella Diva; e mesta Rechi cetra funesta: Poi che morte n'adduce A lamentar de'Colonnesi il duce;
Nobile pianta altera, Svelta da' nembi e doma Sul fior di primavera; Forte sostegno e rocca alta di Roma,
Folgoreggiata a terra Con lagrimevol guerra. O nato in lieta sorte, Di genitor felici;
Come tristi, infelici Corser tuoi giorni a morte! Fervida destra, coraggioso e forte Sangue di stirpe antica,
Sempre di schiere armate, Sempre di pugne amica; Già non dovea su la più verde etate Dura morte involarte
Senza prova di Marte. Ahi, che se a te più lente Giungean l'ore del pianto, Forse perdea suo vanto
Un dì l'empio Oriente! Ma dove il suo ferir vien più dolente, Morte colà più punge, E più gli strali ha pronti.
Così, d'Italia lunge, O bell'alba d'Italia, ora tramonti; E si vien teco a meno Tanto del suo sereno.
Cruda, barbara scola Ch'altrui biasma i sospiri, O s'altri i suoi martiri Col lagrimar consola.
A me non scenda in cor sì ria parola: Ché dolce è far querele Colà dove n'offese Dura morte crudele;
Ed è di nobil core atto cortese Dare amorosi accenti A le più chiare genti. Certo s'alma è fra noi
Del tuo morir men pia, Certo, o Fabrizio, obblia I tuoi sì chiari eroi. Ma vide in armi pria Ravenna, e poi
Vide Adice in periglio Se de la vostra gloria Per forza e per consiglio Deggia Italia tener breve memoria;
O anime reine De le virtù latine. Stan lungo d'Ambro i lidi Di Prospero gli allori,
Mille armati sudori, Mille onorati gridi: E poco dianzi in Campidoglio io vidi Nuovi titoli egregi;
E giù da' nobili archi, Scorno a' barbari regi, Prender faretre insanguinate ed archi, E mille spoglie appese
Al più gran Colonnese. Caro, giocondo giorno Quando a l'amiche voci, Quando a i bronzi feroci
Tonava il cielo intorno; E d'auree gemme e di ghirlande adorno, Su candido destriero, Trionfator romano
Traea sua pompa altero A la reggia di Pietro in Vaticano: Dolce pompa a mirarsi, E dolce ad ascoltarsi.
Allor tu pargoletto, Emulator paterno, D'alto valor eterno Tutto infiammasti il petto.
Ma morte il tuo valor prese in dispetto. Dunque a la patria riva Gente barbara e strana Non condurrai cattiva.
Oh conversa in dolor gioia romana! Oh glorie, oh nostri vanti Fatti querele e pianti!
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