Cosmo, sì lungo stuol, lieto in sembianza,
Che a' tuoi piedi s'atterra, oggi dal seno,
Perché franco lo fai, letizia spande.
Ei dee ben conservar la rimembranza
Di questo giorno: e tu di lui non meno:
Ché quante volte in terra anima grande
Felicità comparte
D'assomigliarsi a Dio ritrova l'arte.
Sforza dunque, o mio re, l'alto pensiero.
Onde gli scettri tuoi splendono chiari.
So che di torri e di mura eccelse
È forte quel che tu governi impero,
O guardi l'Alpi, o pur difenda i mari:
So che i suoi nidi in lui Cerere scelse;
E che le genti industri
Son di Minerva ne le scuole illustri.
Ma, contrastati, se ne van repente
Tai pregi al vento. Ecco la terra argiva
Langue tra' ceppi, e di catene è carca.
E de l'aspro Quirin l'inclita gente,
Quando di palme eterne alma fioriva,
Calpestando superba ogni monarca;
Trionfò tanto e vinse
Perché la spada infaticabil cinse.
Dannata vista, e di mirarsi indegna,
Gioventù che di gemme orni le dita,
Che increspi il crine, e che di nardo odori.
Ell'hassi da mirar sotto l'insegna,
Che scotendo cimier, minacci ardita,
Che da lo sguardo fier versi furori,
E che d'onor ben vaga,
Esponga il petto a memorabil piaga.