Skip to content
1798–1837

LXVI – Chiabrera

Giacomo Leopardi

Quando il pensiero umano Misura sua possanza Caduca e frale, ei sbigottisce e teme: Ma se di Dio la mano,

Ch'ogni potere avanza, Ei prende a riguardar, cresce la speme. Ira di mar che freme Per atroce tempesta,

Ferro orgoglioso che le squadre ancida, Non turba e non arresta Vero ardimento, che nel Ciel confida. Sento qua giù parlarsi:

Un piccioletto regno A vasto impero perché dar battaglia? Alpe non può crollarsi; E di leon disdegno

Non è da risvegliar, perché t'assaglia. Meco non vo' che vaglia Sì sconsigliata voce: Ed ella Gedeon già non commosse

Quando scese feroce Ne l'ima valle, e Madian percosse. Ei, gran campo raccolto Di numerose schiere,

Vegghiava a scampo del natio paese; E da lunge non molto Spiegavanmo bandiere Gli stuoli pronti a le nimiche offese.

Ed ecco a dir gli prese Il Re de l'auree stelle: Troppa gente è con te: parte sen vada: Crederebbe Israelle

Vittoria aver per la sua propria spada. Quivi il fedel campione Di gente coraggiosa Sol trecento guerrier seco ritenne:

Poscia per la stagione De l'aria tenebrosa Le squadre avverse ad assalir sen venne. Poco il furor sostenne

La nemica falange: Ei gli sparse e disperse in un momento. Febo ch'esce dal Gange, Le nebbie intorno a se strugge più lento.

Così gli empi sen vanno Se sorge il gran Tonante, De la cui destra ogni vittoria è dono. Il Trace è gran tiranno;

Ma sue forze cotante Né di diaspro né d'acciar non sono. Forse indarno ragiono? Ah no; ch'oggi sospira

Algier de' legni suoi l'aspra ventura; E Prevesa rimira De' bronzi tonator nude sue mura. Popolo sciocco e cieco,

Che militar trofei Speri da turba in guerreggiar maestra; Quali squadre ebbe seco Sanson tra' Filistei,

Quando innalzò la formidabil destra? Ei da spelonca alpestra S'espose in larga piaggia A spade ed aste di suo strazio vaghe;

Quasi fera selvaggia Data in teatro a popolari piaghe. Ma sparsi in pezzi i nodi Onde si trasse avvinto,

D'acerba guerra suscitò tempesta: Per sì miseri modi A l'esercito vinto La forza di sua man fe manifesta.

E su l'ora funesta, Per lui non s'armò gente; Né di faretra egli avventò quadrella: Ma vibrò solamente

D'un estinto asinel frale mascella. Al fin chi lo soccorse Dentro Gaza, là dove Le gravissime porte egli divelse;

E rapido sen corse, (Incredibili prove!) E le portò su le montagne eccelse? Dio fu: Dio, che lo scelse,

E di fulgidi rai Sì chiaro il fece ed illustrollo allora: Né perirà già mai Chi s'arma, e del gran Dio le leggi adora.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
LXVI – Chiabrera · Giacomo Leopardi · Poetry Cove