Vago augellin gradito, Ch'a me dinanzi uscendo, Di ramo in ramo ti ricovri e passi, E, quasi in dolce invito,
Cari accenti movendo, Per questo bel sentier mi scorgi i passi; Felice te, cui dassi Menar i giorni e l'ore
In così bel soggiorno, Che spira d'ogn'intorno, Con meraviglia altrui gioia ed amore. Or qual albergo al mondo
Potresti aver più dolce e più giocondo? Folti boschetti e lieti, Cui dolce aura ognor fiede, Dal Sol ti prestan refrigerio ed ombra;
E dentro a' lor secreti Ciascun t'invidia e chiede Allor che 'l sonno ogni animal ingombra. Il digiun poi si sgombra
Per campagne feconde, Di qual cibo più curi: E se di ber procuri, Con man cava lor fresche e lucid'onde
Ti porgon liete e pronte Le vaghe nionfe ognor del vicin fonte. Deh l'ali avessi anch'io, Qual tu, da girne a volo,
Librando in aria il mio terrestre peso: Ch'appagherei 'l desio Quasi d'un guardo solo, Di tutto quel ch'a gli occhi or m'è conteso.
Poi me n'andrei giù sceso Per la propinqua valle, E per questo e quel colle, E colà dove estolle
Quel monte al ciel le sue frondose spalle; Dietro a cui, mentre scende, Già 'l Sol, mezzo si cela e mezzo splende. Rimanti pur, Canzon, con questo augello,
Qui, fra letizia e gioco: Ché men dolce ti fora ogni altro loco. Non fuggir, vago augello; affrena il volo. Ch'io non tendo a' tuoi danni o visco o rete:
Ché s'a me libertà cerco e quiete, Por te non deggio in servitute e 'n duolo. Ben io fuggo a ragion nemico stuolo Di gravi cure in queste ombre secrete;
Ove sol per goder sicure e liete Poch'ore teco, a la città m'involo. Qui più sereno è 'l ciel, più l'aria pura, Più dolci l'acque, e più cortese e bella
L'alte ricchezze sue scopre Natura. O mente umana al propio ben rubella! Vede tanta sua pace, e non la cura; E stima porto ov'ha flutto e procella.
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