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1798–1837

LO SPAVENTO NOTTURNO.

Giacomo Leopardi

Odi, Melisso: io vo' contarti un sogno Di questa notte, che mi torna a mente In riveder la luna. Io me ne stava A la finestra che risponde al prato,

Guardando in alto: ed ecco a l'improvviso Distaccasi la luna; e mi parea Che quanto nel cader s'approssimava, Tanto crescesse al guardo; infin che venne

A dar di colpo in mezzo al prato; ed era Grande quanto una secchia, e di scintille Vomitava una nebbia, che stridea Sì forte come quando un carbon vivo

Ne l'acqua immergi e spegni. Anzi a quel modo La luna, come ho detto, in mezzo al prato Si spegneva, annerando, a poco a poco; E ne fumavan l'erbe intorno intorno.

Allor mirando in ciel, vidi rimaso Come un barlume o un'orma, anzi una nicchia, Ond'ella fosse svelta: in guisa ch'io N'accapricciava; e ancor non m'assicuro.

E bene hai che temer, chè agevol cosa Fora cader la luna in sul tuo campo. Chi sa? non veggiam noi spesso di state Cader le stelle?

Egli ci ha tante stelle, Che picciol danno è cader l'una o l'altra Di loro, e mille rimaner. Ma sola Ha questa luna in ciel, che da nessuno

Cader fu vista mai se non in sogno.

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