Sopra l'erbetta tenera
Sta un Pastorello assiso,
E il gregge suo, che pascola
Guarda con lieto viso.
A lui d'accanto mormora
Il ruscelletto lieve,
Quegli dell'acqua limpida
Placidamente beve.
Quand'ecco vede sorgere
Nube nel cielo oscura,
Che in breve tempo ingombralo,
e inspira a ognun paura.
Ella si scioglie in grandine,
Che con tremendo orrore
Tutto flagella il povero
Campetto del Pastore.
Mugghiano tuoni orribili,
Striscia nell'aere il lampo,
Cadon veloci folgori,
E sembra acceso il campo.
Protervi venti soffiano,
Tutto è terrore, e tremito,
Le fiere si rintanano,
Muggisce il mar con fremito.
In fuga il Pastor misero
Si pone, e la sua greggia
Lascia in balìa del turbine
Del cielo, che dardeggia.
Nella cappanna ascondesi
Pallido, e palpitante,
Ed ivi appena reggesi
Sul piede vacillante.
Dai fori del tugurio
Rimira l'aere oscuro,
E trema, e ancor non sembragli
Di star quivi sicuro.
Alfine i nembi cessano,
S'accheta la tempesta:
Se n'esce allora il misero
Pastor con faccia mesta.
Mira spezzati gli alberi,
Mira il suo gregge ucciso,
Vede per sempre il giubilo
Andar da se diviso.
E piange invano, e s'agita,
La disperata mano
Al crine, al viso squallido
Spinge a far onta invano.
Tanto è la speme instabile,
Che dileguar si suole
Come la nebbia al turbine,
Come la neve al sole.