Misericordia, o sommo eterno Iddio Clemente e justo e pien d'ogni pietate, Creator de l'universo e padre mio. Ricorro a la tua alta e gran bontate
Ché l'anima soccorri e il spirito lasso, Conducto al miser fin di sue giornate. Eccomi giunto a quello extremo passo, Caro Signor, che gusta ogni mortale
Del mondo ladro, sospiroso e basso. Deh! non guardare al mio commesso male, Ché peccator son stato et io il confesso E merto el fuoco eterno et infernale;
Ma in te, Signor, confido, che promesso M'hai per tua gratia liberal perdono, Essendo per me in croce posto e messo. Tu allora mi facesti tanto dono
Che col tuo sangue mi ricomperasti Onde 'l mio cuore al tuo voler dispono; Perché per me alhora suportasti Tanti aspri vituperi e dishonori
Da quei Giudei, che tanto già honorasti. Und'io pentito di mie' gravi errori Cum volto lacrimoso e con gran doglia Penso piangendo ai tuo' mortal dolori,
E priego tua pietà che non mi voglia In quest'ultimo giorno abandonare, Ma cum salute il spirito rachoglia, E piacciati al mio fallo perdonare,
Ché in mille modi sento haverti offeso I tuo' comandamenti non observare. Hor fami del tuo amor sì forte acceso Che per lo merto de tua passïone
Io porti con fortezza questo peso. Tu perdonasti in croce a quel ladrone Che teco era a man dextra crucifisso, Sperando haver da te salvatïone.
Così perdona a me, che mal son visso Pien de peccati e l'anima diffendi Dal gran nimico e dal profundo abisso; E la tua gratia sopra me descendi
Che mi soccorra a questo amaro puncto E con tua mano il mio spirito prendi. Vedi ch'al tucto son del cuor compunto, E vero cristiano e tua creatura
E spiero alfin con tieco star congiunto. Non mi lasciar, Signor, aver paura Del mio duro adversario in questo extremo, Ma nel mio cuor tua fe' mantien secura,
Che in te sol credo, altissimo e supremo Dio verace e liberal Creatore, El qual io amo, reverisco e temo, E non guardare al mio perverso errore,
Se ingrato a te son stato e scognoscente, Ma a tua misericordia che è maggiore, E fami, Signor mio, del cuor possente Che victoria consegua, come spero
Contra 'l crudel nimico e rio serpente, A ciò ch'io possa come buon guirero A te salire e domandar securo El don promesso dal tuo degno impero;
Che mill'anni mi par di questo obscuro Mondo fallace hormai dover partire Per teco ritrovarmi nel ciel puro, Dov'io, Signor, sia degno con disire,
Gustar i dolci e glorïosi canti Degli angioli che stanno a te servire. Deh! trami, Signor mio, di questi pianti E menami a veder quel dolce viso
Ch'ai martiri tu mostri e agli altri santi; E fa che da te mai non sia diviso In fin che l'alma mia dal corpo sciolta Cum teco poi ne vada in paradiso;
Ch'ogni altra voglia certo mi par stolta Cercando in questo mondo il van piacere, Da poi che ciascun muore, e mai si volta. Fa dunque in me, Signor, il tuo volere,
Ch'io son contento sostener tal pena Per lo tuo amore e per salute avere. Ecco la mente mia già tucta piena D'animosa fortuna e ferma fede
Per cui s'aspetta l'alma far serena. Chi n' la tua gratia spera e tua mercede, Qual mai non manca a chi la chiama e vole, Ma sempre è apparecchiata a cui li crede;
Però, Signor mio car, queste parole Ascolta per tua degna e gran clemenza Ch'ogni tardanza a te salir mi dole. Ecco la vita mia che già incomenza
A confortarsi del fatal suo fine Per tosto uscir d'affanno e penitenza; E l'anima venuta a le confine Gridando invoca il tuo divin soccorso
Che tra l'altre beate la destine. Ecco l'amaro fiele, ecco il dur morso Che Pietro col gran Paulo e gli altri toi Hanno per lo tuo amor sofferto e corso,
E tu il provasti ancora qui fra noi Cum degno esempio de tua croce sancta Per darci cum salute il premio poi Là su dove si canta
L'alta tua gloria e quella eterna pace Che fa ciascun fedel di lei capace.
Cookies on Poetry Cove