Quest'aquila gentil, che del mio core
Si pasce e fa de l'alma tanto stratio
Non fu ma' presa a rete, o qualche laccio,
Né mai ferita dal bel stral d'Amore.
Né saper pò qual sia el mio dolore;
Però del pasto preso non fu satio
L'affamato suo rostro, e in altro spatio
Non ha fermi li artigli el suo furore.
E veggio ch'el convien ch'i' resti nido
A li so artigli, cibo a la sua fame
In fin ch'altro soccorso no m'aita.
Che se fie vulnerata da Cupido,
O presa a laccio, o rete in fra le rame,
Non farà l'alma inanzi ora partita.