Era la notte, e di un opaco velo,
In fra l'oscuro, tenebroso orrore,
Tutta si ricuoprìa la terra, e il cielo.
Non comparìa del Sol l'almo fulgore,
Tacean le genti; quando desiata
Cinzia diffuse il pallido splendore.
Ed ecco a l'improvviso illuminata
La terra, e il Mussulmano a lei s'inchina,
E dal suo regno tutto è salutata.
La Luna allor credendosi Regina
Cominciò miserabile a sprezzare
Del Sol la luce vivida, e Divina.
E come soglion già le donne fare,
Il che ciascun di voi ben conoscete,
Gli disse quello, che si può pensare.
Come parlasse intender lo potrete,
Basta sentir le femmine a garrire,
Che vel dica bisogno non avete.
Con molta pace il sol restò a sentire,
E poichè già si avvicinava il giorno,
Incominciò il bel volto a discoprire.
Allor si veggon comparire intorno
Ville, e cittadi, e restane offuscato
Di Cinzia il lume, con suo grande scorno
L'orgoglioso così resta burlato,
La superbia talor così è punita,
Ed il nefando, e mostruoso ingrato
Degno non è di rimanere in vita.