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1798–1837

IL SOLE, E LA LUNA

Giacomo Leopardi

Era la notte, e di un opaco velo, In fra l'oscuro, tenebroso orrore, Tutta si ricuoprìa la terra, e il cielo. Non comparìa del Sol l'almo fulgore,

Tacean le genti; quando desiata Cinzia diffuse il pallido splendore. Ed ecco a l'improvviso illuminata La terra, e il Mussulmano a lei s'inchina,

E dal suo regno tutto è salutata. La Luna allor credendosi Regina Cominciò miserabile a sprezzare Del Sol la luce vivida, e Divina.

E come soglion già le donne fare, Il che ciascun di voi ben conoscete, Gli disse quello, che si può pensare. Come parlasse intender lo potrete,

Basta sentir le femmine a garrire, Che vel dica bisogno non avete. Con molta pace il sol restò a sentire, E poichè già si avvicinava il giorno,

Incominciò il bel volto a discoprire. Allor si veggon comparire intorno Ville, e cittadi, e restane offuscato Di Cinzia il lume, con suo grande scorno

L'orgoglioso così resta burlato, La superbia talor così è punita, Ed il nefando, e mostruoso ingrato Degno non è di rimanere in vita.

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