O almo, divo, illustre e generoso, O gloria degna d'ogni triumphante, Spirito sacro, excelso, luminoso. Clara virtù, celeste, rutilante
Victoria sincera fin perpetuo honore D'ogni alto stile et ordin concitante. O sommo albergo, sol d'ogni valore, In cui tante virtù, gratie risplende
Nel vivo pecto e nell'inclito core; Fama lucida, eterna, in cui si stende Vigor superno d'ogni fulva luce Qui nel terrestre regno ove s'accende.
Questo è colui i' dico, che conduce Il Confalon d'ogni victoria insegna Per fructi sacri suoi che si produce. Felice diva, glorïosa e degna
Alta Bologna e tu nobile prole Del Bentivole gesto, d'onde regna, O gelsomino odor sol de vïole Di quel fertile, grato uber giardino,
Che di suo' fructi sì largo esser vuole. E questo contra ad ogni fier destino, Iscacciando avaritia e l'altre sei, Né vuol cum loro avere alcun dimino.
Unito fu, congiunto cum li dei E questo comite illustre ver di Marte Cum gratie tante che dir'io nol saprei. Regna in costui vigore, ingegno e arte,
D'ogni virtù si mostra sì perfecto Che a dirlo in tutto serìa lunga parte. In prima in lui il generoso aspecto Dimostra chiaro in vista e sua persona
D'esser ben degno a tanto dono ellecto. De nobiltà costui porta corona, Magnificentie e sublimate altezze Assume in lui che dal cielo si dona.
Costumi degni, ornate gentilezze, Modestia, gaudio, agiunta continentia, Parlar suave cum piacevolezze; E poi ancora sumpta reverentia
Quanto conviene ad ogni alma gentile Valore e gratia d'ogni alta excellentia, Memoria, intelligentia in lui sottile Ragione il guida cum soma leanza,
Celeste amor cum equità virile; Fede congiunta a lui cum isperanza E carità da poi, ch'è sopra tutte L'altre virtù in lui di sopra avanza.
Le quattro donne in lui ancor conducte Prudentia cum Forteça nominate Iustitia e Temperantia in lui producte, E quelle nove muse sublimate,
O loro alme scientie per çascuna Gli sono a giro tutte intornïate. E prima Clio che di quelle è l'una, Melpomene, Euterpe cum Talya,
Polinnia, Erato cum quelle s'aduna. Tersicore poi cum la sua geometria, Eurania lui conduce a sumitade E Caliope cum la sua harmonia.
E poi di boschi le nimphe driade Quelle di prati insieme e de le fonte Costui commedan di somma honestade. Quel cythareo il glorïoso monte
Che di Parnaso è hoggi nominato Cinge di mirto la sua degna fronte. O summo cielo, o vigoroso fato, O chiara stella, fiammegiante ispera
La qual guidi costui a tanto stato; O confalone, o triumphal bandera D'ogni victoria e d'ogni degna fama, In cui si spande tanta luce altera,
Ecco chi hoggi la virtute chiama Da ogni parte sì com'io discerno, Triumpho sacro, glorïosa rama; Ecco chi siegue il costume paterno
D'ogni virtù et acto sommo honesto, In cui si spande vigor sempiterno. E Ludovico detto, hora di questo Il nome per memoria sempre dello
Chore si spande in quesco sacro gesto. Or ben poi triumphare, o alto hostello Di Bentivogli il duomo almo riducto Privo d'ogni viltà e vitio fello.
Godi, Bologna, poi che di tal fructo È stato degno germinar tuo sito Per gratia in te che fu dal ciel producto. O gratïoso, degno, almo gradito
D'ogni virtù, honor, gloria suprema In tanta fama asumpto e stabilito. Non basta ingegno mio cum bassa thema, O versi miei, ma pur vi vuo' pregare
Che a quella fonte che mai non fu scema Ciascun di voi cum riverentia andare Debiate insieme hora a quel conte degno Ch'el divo Andrea si fa nominare;
E dite il prego che non pigli a sdegno, Se presumption per me fusse comesso, O d'ignorantia io dimostrassi segno. E poi anchor voi lo pregate appresso
Di quatro cose a lui in breve dire Per ricordanza e non consiglio espresso: Che la sua fama, la virtù, l'ardire Che regna in lui, nel mondo in tanta pace
Sempre la tenga e mai la lassi gire. E poi da sé descacci ogni mendace Raportator, e simil gente tale Nimici de virtù, a cui non piace
Il titol poi di comitanti, il quale Tien degnamente la sua professione Cognosca quanto per virtù si sale Se per iustitia ispechio tien rasone.
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