Io stava stupefacto per dolcezza
Vedendo un cor sì gratïoso e pio,
Lucente più che 'l sol, tal che 'l disìo
Isforza riguardar sì alta bellezza.
Allor mirando fixo un'aurora trezza
Tenea svegliato l'animo e cor mio,
Rivolto a contemplar lei come un dio
Ivi sprezzando ogn'altra gentilezza.
Vidi così stando el fior cadere in terra
Mossi da' soi capelli ornati e divi
più ch'alcun altri al sol apti a far guerra.
Hallor pensai che per suo amor tu vivi,
A te il donai con grata e larga cerra
La cui bellezza prego e di lei scrivi.