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1798–1837

II.

Giacomo Leopardi

Io stava stupefacto per dolcezza Vedendo un cor sì gratïoso e pio, Lucente più che 'l sol, tal che 'l disìo Isforza riguardar sì alta bellezza.

Allor mirando fixo un'aurora trezza Tenea svegliato l'animo e cor mio, Rivolto a contemplar lei come un dio Ivi sprezzando ogn'altra gentilezza.

Vidi così stando el fior cadere in terra Mossi da' soi capelli ornati e divi più ch'alcun altri al sol apti a far guerra. Hallor pensai che per suo amor tu vivi,

A te il donai con grata e larga cerra La cui bellezza prego e di lei scrivi.

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