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1798–1837

I NUOVI CREDENTI

Giacomo Leopardi

Ranieri mio, le carte ove l'umana Vita esprimer tentai, con Salomone Lei chiamando, qual soglio, acerba e vana, Spiaccion dal Lavinaio al Chiatamone,

Da Tarsia, da Sant'Elmo insino al Molo, E spiaccion per Toledo alle persone. Di Chiaia la Riviera, e quei che il suolo Impinguan del Mercato, e quei che vanno

Per l'erte vie di San Martino a volo; Capodimonte, e quei che passan l'anno In sul Caffè d'Italia, e in breve accesa D'un concorde voler tutta in mio danno

S'arma Napoli a gara alla difesa De' maccheroni suoi; ch'ai maccheroni Anteposto il morir, troppo le pesa. E comprender non sa, quando son buoni,

Come per virtù lor non sien felici Borghi, terre, provincie e nazioni. Che dirò delle triglie e delle alici? Qual puoi bramar felicità più vera

Che far d'ostriche scempio infra gli amici? Sallo Santa Lucia, quando la sera Poste le mense, al lume delle stelle, Vede accorrer le genti a schiera a schiera,

E di frutta di mare empier la pelle. Ma di tutte maggior, piena d'affanno, Alla vendetta delle cose belle Sorge la voce di color che sanno,

E che insegnano altrui dentro ai confini Che il Liri e un doppio mar battendo vanno. Palpa la coscia, ed i pagati crini Scompiglia in su la fronte, e con quel fiato

Soave, onde attoscar suole i vicini, Incontro al dolor mio dal labbro armato Vibra d'alte sentenze acuti strali Il valoroso Elpidio; il qual beato

Dell'amor d'una dea che batter l'ali Vide già dieci lustri, i suoi contenti A gran ragione omai crede immortali. Uso già contra il ciel torcere i denti

Finchè piacque alla Francia; indi veduto Altra moda regnar, mutati i venti, Alla pietà si volse, e conosciuto Il ver senz'altre scorte, arse di zelo,

E d'empio a me dà nome e di perduto. E le giovani donne e l'evangelo Canta, e le vecchie abbraccia, e la mercede Di sua molta virtù spera nel cielo.

Pende dal labbro suo con quella fede Che il bimbo ha nel dottor, levando il muso Che caprin, per sua grazia, il ciel gli diede, Galerio, il buon garzon, che ognor deluso

Cercò quel ch'ha di meglio il mondo rio; Che da Venere il fato avealo escluso. Per sempre escluso: ed ei contento e pio, Loda i raggi del dì, loda la sorte

Del gener nostro, e benedice Iddio. E canta; ed or le sale ed or la corte Empiendo d'armonia, suole in tal forma Dilettando se stesso, altrui dar morte.

Ed oggi del suo duca egli su l'orma Movendo, incontro a me fulmini elice Dal casto petto, che da lui s'informa. Bella Italia, bel mondo, età felice,

Dolce stato mortal! grida tossendo Un altro, come quei che sogna e dice; A cui per l'ossa e per le vene orrendo Veleno andò già sciolto, or va commisto

Con Mercurio ed andrà sempre serpendo. Questi e molti altri che nimici a Cristo Furo insin oggi, il mio parlare offende, Perchè il vivere io chiamo arido e tristo.

E in odio mio fedel tutta si rende Questa falange, e santi detti scocca Contra chi Giobbe e Salomon difende. Racquetatevi, amici. A voi non tocca

Dell'umana miseria alcuna parte, Che misera non è la gente sciocca. Nè dissi io questo, o se pur dissi, all'arte Non sempre appieno esce l'intento, e spesso

La penna un poco dal pensier si parte. Or mia sentenza dichiarando, espresso Dico, ch'a noia in voi, ch'a doglia alcuna Non è dagli astri alcun poter concesso.

Non al dolor, perchè alla vostra cuna Assiste, e poi sull'asinina stampa Il piè per ogni via pon la fortuna. E se talor la vostra vita inciampa,

Come ad alcun di voi, d'ogni cordoglio Il non sentire e il non saper vi scampa. Noia non puote in voi, ch'a questo scoglio Rompon l'alme ben nate; a voi tal male

Narrare indarno e non inteso io soglio. Portici, San Carlin, Villa Reale, Toledo, e l'arte onde barone è Vito, E quella onde la donna in alto sale,

Pago fanno ad ogni or vostro appetito; E il cor, che nè gentil cosa, nè rara, Nè il bel sognò giammai, nè l'infinito. Voi prodi e forti, a cui la vita è cara,

A cui grava il morir; noi femminette, Cui la morte è in desio, la vita amara. Voi saggi, voi felici: anime elette A goder delle cose: in voi natura

Le intenzioni sue vide perfette. Degli uomini e del ciel delizia e cura Sarete sempre, infin che stabilita Ignoranza e sciocchezza in cor vi dura:

E durerà, mi penso, almeno in vita.

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