Veneranda Tritonide che sopra Atene sei, tu che d'ognun che vive, Opi Ramnusia Dea, riguardi ogni opra, Vicine a Roma centi–porte o Dive,
Questo onorate ospitai borgo ancora Di Triope, quel da le contrade argive. Diranvi in ciel Triopee. Sì come allora Che da' tetti del Padre altisonante
Giste in Atene e in Ramno a far dimora, Venite a questa vigna a queste piante Coperte di racemi; ite de' prati Sopra la chioma molle verdeggiante.
Itene tra le spighe. A voi sacrati Ha questi campi Erode: e' nel futuro Appo chi seguiranno inviolati Fien tutti, quanti ne corona il muro
Che lor s'aggira intorno. A la sua 'nchiesta Scosso ha Palla de l'elmo il crine scuro, Ed assentito ha con l'eterna testa: Perchè non sia chi di qua sasso toglia
O toglia gleba, che vendetta è presta. Chi templi violò fia che si doglia. Vicini udite, udite agricoltori, Che cruccio de le Parche non v'incoglia.
È sacro il loco, immobili e d'onori Degne le Dive sono e ad udir pronte. Lungi da questi campi o zappatori. Non osate a la vigna arrecar onte:
A star l'antica o far tomba novella Alcun non sia che queste file affronte, Che i boschi o l'erba rigogliosa e bella, Cui l'umor nutrichevole sostenta,
Guasti con l'ascia al nero Pluto ancella. Vien disgrato a le Dee s'alcun s'attenta Di questo campo le sacrate zolle Sopra salma a gittar di vita spenta.
Sol cui propinquo o primo è chi sacrolle Lice che sotto a questo suol ripose Chè 'l sa la Dea che torlo in guardia volle. Anco Minerva de le sacre cose
Fe' consorto Eretteo quando sua spoglia Entro la santa sua sede ripose. Se spregi alcun tai detti e udir non voglia Nè d'ubbidir si curi, e' male avvisa,
S'avvisa che divina ira nol coglia. Lui farà tristo Nemesi improvvisa E di vendetta il demone vagante: Sua sventura e' trarrà sempre indivisa.
Gioco a Triope non fu le lande sante Di Cerere aver guasto. Ora a voi giovi Temere il nome e 'l mal, perchè sembiante Erinni Triopea voi pur non trovi.
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