Po' che i miracol toi, Vergene diva, Constrengeno el mio ingegno obtuso e tardo A demonstrar quanto ardo Nel foco del to amor che in me se avviva,
Recorro adunque a te, fontana viva De gratie e de soccorso a chi te implora, Che impetri per me ancora Favor dal patre e figlio e spirto sancto.
Non Phebo, non le Muse a questo canto Invoco; ma te sola, dea del cielo, Che infiammi ogni mio gelo Ch'io meriti cantar qualche toa laude;
E quanto sol per te Felsina gaude E spera aver victoria di marrani, Crudeli, altier, profani, Che in preda la vol porre e a ferro e a foco.
Così, Regina mia, te prego e invoco Che irrori de toa gratia el basso ingegno Che sia possente e degno Intrar nel mar de le toe laude e doni.
A fatica, a pregar giamai perdoni Per miseri mortali el tuo figliuolo, Non guardi al nostro duolo; Ma faccia per tuo amor gratia e mercede.
Chi spera in te, madonna, e fermo crede Da te è soccorso in ogni orribil caso; Perché lo electo vaso Del verbo fusti inanti fusse el mondo.
La terra, el mare el ciel fu allor iocondo Quando fu senza original peccato Concepta in puro stato Fusti regina per voler divino.
E perché tu ardi più che cherubino Del divo amor; però fu in te incarnato El verbo e fu exaltato El nome tuo sopra el celeste coro.
Fu de tal forza quel divin lavoro Che 'l precursor prima che 'l fusse nato, Se li fu inginocchiato Nel ventre de soa matre e mostrò lieto.
Da la toa carne nacque el mansueto Agnello immaculato Re del cielo Per torne el mortal velo Nel qual ne involse i nostri padri primi.
Venner tri magi illustri, alti e sublimi Ad adorare el dolce tuo figliuolo, Rector dall'alto polo E offerseli toi doni excelsi e rari.
Quanta letitia fu ai discipul cari E a te donna quando resusitato El tuo figlio beato Vedesti, e poi ascendere nei cieli.
Quanta gloria te fu el levar di veli Che fe' dai cori el dolce spirto sancto Di discipul, che tanto Loro e tu ancora illuminati fusti.
Toa vita e toi pensieri sancti e iusti Fur causa che nel ciel fusti portata, E quivi coronata Regina de li cieli et universo.
Laudar se convirìa cum stil più terso L'immensa humilità e toa grandezza, Che superi de altezza Tutti i spirti divini e sancti ancora.
Tu se' il ver' polo e la fulgente aurora, Che adrizzi e guidi a la superna vita Ciascuno ch'à smarrita La via d'andare al cielo e paradiso.
Da te fu temperanza mai diviso, Né fortezza, justitia, né prudentia, Né ancor la sapïentia, Né gravità, modestia et onestate.
Ancor da te non fur mai separate Clementia, pietà e misericordia, E pace e la concordia Ponisti tra lo eterno dio e l'uomo.
S'io avesse cento lingue non so como Dire potesse quanto ben se annida In te Regina fida La speme, e caritade e vera fede.
De tutti i don del ciel unica erede Tu fusti sempre e serà in sempiterno, E a te dato è el governo De questo mondo, cieli et elementi.
Quanti recorre a te puoi far contenti, Perché sei tanto grande e tanto vali Che volarìa senz'ali Chi senza te volesse gratia alcuna.
Però che solo in te se include e aduna Ciò che per l'universo è de bontate, E tu per caritate Ne dispensi a chi ancor non te richiede.
E questo lo testifica e fa fede Fiorenza excelsa e 'l tuo Laureto ancora Et altri lochi ognora E Bologna toa serva e toa devota.
Che pur l'altrieri essendo su la rota D'extremo mal che far volea l'Hispani Li porgisti le mani Per toa clementia e tresti de tormento.
Non fu già un sol, ma mille e mille e cento Che vider la toa opra al tuo sacello Del Barachan, quando ello Levato in alto, e posto po' in suo loco,
Non le bombarde, non sinistro fuoco Tratto da Hispani e da quei de la terra Poter gettar per terra Quella toa casa, o glorïosa diva.
Hor ch'ogni ben deriva E per te amor te gode el summo bene, A me donque convene Porger col core a te l'umil mei preghi.
Deh! fa, Madonna sancta, che non neghi Al popul tuo favor contra inimici; Ma falli andar mendici In extrema ruina cum furore.
Tu vedi, dea del ciel, cum quanto ardore Disfare hanno voluto la toa terra Contra de lor disferra L'ira del ciel e gettali in profondo.
Così fia noto a l'universo mondo L'alta justitia e la toa gran possanza E como la bilanza Ancor per te da dio dritta è tenuta.
E quelli poi ch'aranno cognosciuto L'immensa toa grandezza e toa pietate, Verran cum umiltate A li toi sancti piedi per aiuto.
Comendote da poi, com'è dovuto, Con umil cor, questa toa citade, Che per toa bontate Preservi da la fame, peste e guerra;
Così da ogni altro mal che venga in terra, E po' nel fin dal foco dell'inferno; A ciò che in sempiterno Sia el nome tuo da noi sempre exaltato.
Ora ch'assai bevuto ha el mio gran prato Tempo è ch'i rivi a le soe erbe chiuda E 'l mio cantar concluda Ad laude e gloria de tanta Regina,
Più che 'l sol chiara, o Vener mattutina.
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