Skip to content
1798–1837

Diluvio universale

Giacomo Leopardi

Dal sommo Olimpo minacciosa, e fiera Lo sguardo volse a la terrestre mole La Giustizia del ciel; su d'alto trono Regnar mirò con orgoglioso aspetto

L'iniqua colpa, al suo voler le genti Umili, e pronte calpestar superbe Vide ogni dritto, e qual destrier, che sciolto Il duro fren cieco infuriando corre

Pei vasti campi, e sul feroce collo Scuote le chiome, e ovunque volge il passo Urta, rompe, sbaraglia, e rami, e siepi: Così rotta ogni legge il mondo insano

L'orme seguir mirò de l'empia colpa, Sol pago del piacer, ch'ardito il rende. Il ciglio infosca, col possente braccio Tende l'arco di foco, e balenando

Tutte del suo furor l'ardenti freccie Orribilmente scuote; alto dolore Il cuor gli preme, e l'uomo iniquo, e stolto Quasi gli spiace aver tratto dal nulla.

Il decreto è già fatto, il rio peccato Inulto non sarà, l'empie sue macchie L'immense laveranno acque stagnanti D'universal Diluvio; ai venti, al mare,

Ai fiumi, a le tempeste il cenno diede L'onnipossente braccio, e ad eseguirlo Son pronti, e uniti gli elementi tutti. Già la fatal procella irta le chiome

Da l'Affrico veloce, e dal suonante Tempestoso Aquilon da l'Euro, e Noto Cinta d'intorno al ciel l'ali dispiega; Seguela il turbo in vorticosi, giri

L'aria fendendo, ed il flagello scuote La grandin fiera, ed a l'immenso olimpo Stridendo volge le fischianti penne. Stende frattanto il nuvoloso velo

Intempestiva notte, e il sol ricopre Di tenebroso, ferrugineo manto; Densa caligin folta il giorno invola A l'occhio de' mortali; il nero cielo

Illumina talor pallida striscia, Che tra l'opaco orror tosto s'estingue; E in mezzo al romorìo sonoro, e cupo De la nembosa grandine scrosciante

Mugghiar s'ascolta spaventoso il tuono, E s'ode rimbombar la valle, e il monte A l'orrido fragor: gli austri veloci Urtansi in fiera lotta, e l'onde immense

Del torbido Oceano ergono a gara Come acquose montagne; i flutti orrendi Sorgono alteri, di spumose goccie L'aria spruzzando, e la sconvolta arena

Alzan frementi in vorticosi giri. Muggir s'ascolta la ramosa selva, E gli alti faggi, e le robuste quercie, E i cerri antichi, ed i fronzuti pini

Svelti dal suol rotansi in aria, e sassi Traggon da l'ima terra, e polve, e sterpi, Che come oscura nube alzano al cielo Gli austri fischianti. Il fragoroso tuono,

La grandine funesta, il rugghio orrendo De l'atterrite belve, e dei torrenti Il terrifico mugghio, il fremer cupo De lo sconvolto mar, de' venti l'urlo,

Il rumorìo de' fracassati tronchi, I gemiti, le strida, il mesto pianto Formano orribil suon ch'insiem confuso Fere l'orecchio, e spaventoso orrore

Al misero mortal funesto inspira. Così talor de' folgori di guerra, Che in ferrei globi il cavo bronzo scaglia Il misto s'ode rimbombar suonante,

Ch'orribilmente sovra il cor piombando La pavid'alma di terror percuote. Scroscia frattanto impetuosa, e folta La pioggia, e scorre torbida, e spumosa

Giù per le roccie de' sassosi monti, E rotolando insiem cappanne, e greggi Empie le valli, ed ogni pian ricopre. Mugge sconvolto il mar da l'imo fondo,

E gonfio incalza l'un co l'altro i flutti, Che da le sponde usciti ai fiumi incontro Si lanciano spumosi, e insiem ritornano La piena ad ingrandir, che già scorrevole

Sui vasti campi rigonfiante domina. Tremante il Pastorel destasi, e fuori Esce de la cappanna, e vede intorno L'acqua ondeggiar fra gli olmi, e fra le quercie

Che l'alte cime han sormontate, e vinte. Desta la moglie in fretta, e i figli ignudi Toglie dal sonno, e su per l'erta rupe Con essi in braccio ansante il piè rivolge.

Striscia più volte, e cade, e sorto appena Torna di nuovo a rotolar nel fango, Di cui le mani ha lorde, e il volto tutto. Terge le luci, e indietro volto il guardo

Vede la greggia galleggiar su l'onde, Ch'han già coperto il povero tugurio. Su l'erta cima de l'eccelso colle Carpon carpone, e mani, e piedi usando

Tenta arramparsi; gli è di sprone al fianco Lo spavento, il terrore, il pianto, il duolo. Altri già vede per diverse parti Per simile cagion mescendo a l'acque

Lacrime a rivi verso l'alte vette Indirizzarsi scarmigliati, e mesti. Il tuon frattanto si raddoppia, e siegue Più folta sempre a roversciar la pioggia,

E già de' monti le più alte cime Son minacciate da l'ondoso piano. Gli alteri faggi, ed i robusti cerri Piegan d'umane genti al grave pondo,

Che s'arrampar su gli ondeggianti rami Per iscansar di morte il crudo artiglio. Ma de la piena l'orgogliosa possa Quì pur gli ha giunti, e capovolti a basso

Seco gli tragge, e de le quercie altere Su le frondose cima i muti pesci Posan tremanti: e colli, e gioghi alpestri, Regni, e cittadi dispariro, e tutta

Restò l'iniqua terra a l'onde in preda. "Riversi, semivivi, boccheggianti" Popoli, e Regi, e imbelli, e forti, e vili, Possenti, e ricchi a le ruine immense

Misti del mondo intero infra i spumosi, Torbidi flutti aggiransi ondeggiando. Scorre frattanto minaccioso, e truce Il celeste furor, la mano impugna

Ignita spada, ed il severo ciglio Terrore inspira; con il piè calpesta Le sventurate genti, e dentro al cupo Spaventoso de l'acque orrido seno

Spinge le fredde salme, e a vol trapassa. Misero mondo! annubilata, e mesta Siede natura, l'universo intero Innabissato giace, e sul funesto

Tremendo scempio grandeggiar si vede La Giustizia del ciel; da l'alto trono Con minaccioso, fulminante aspetto Del possente suo sdegno ella rimira

I spaventosi effetti; accanto ad essa Di mille vite, e mille ancor fumante Scuote l'acciar l'inevitabil morte, E a' piedi suoi da ferrei lacci stretta

Giace l'iniqua colpa alto-fremente, E d'ogni parte il suo funesto regno Vede atterrato da la spada ultrice Del Divino furor: geme la terra,

Innorridisce il ciel, freme Natura, La semispenta umanitade afflitta in alto orrore immersa, e il mondo intero Del delitto compiange i tristi effetti.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
Diluvio universale · Giacomo Leopardi · Poetry Cove