Colà dove Aquilon serba i ridutti
Gelidi venti, che poi scioglie irato
Contra le selve annose e i salsi flutti,
Dal polo fin de l'oriente al lato
Con luce di sanguigno ardor feconda
Si tinse il taciturno aere stellato;
Tal che de l'Eridan presso a la sponda
Ne rosseggiaro al ripercosso lume
Gli uomin, le navi, i tronchi e l'erbe e l'onda.
Mentre, seguendo il nuovo suo costume,
Ardea purpureo il ciel, gli apparve al lembo
Un, che l'aure inondò, ceruleo fiume;
E da l'azzurro e dal vermiglio grembo
Rai ne sgorgaro or agitati or cheti,
E ondeggiamenti del focoso nembo,
E globi che splendean come pianeti,
E lucide corone ed archi e liste,
E argentee volte e pescarecce reti.
Ben conobb'io nel meditar le viste
Fiamme dipinte con mirabil'arti
Raccolte da natura e fra lor miste,
Che i sottili nitrosi efflussi sparti
Dal gelo acuto per gli aerei campi
Salir del zolfo ad irritar le parti
Dal sole attratte, quando avvien che avvampi
Alto del Cane sotto l'ignea stella,
E allor scoppiaro in color vari e in lampi.
Sparia, poi riaccendeasi ogni facella;
Ed era or l'ostro illanguidito, ed ora
Fea di vivo fulgor mostra novella.