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1798–1837

CXXXVIII – Varano

Giacomo Leopardi

Colà dove Aquilon serba i ridutti Gelidi venti, che poi scioglie irato Contra le selve annose e i salsi flutti, Dal polo fin de l'oriente al lato

Con luce di sanguigno ardor feconda Si tinse il taciturno aere stellato; Tal che de l'Eridan presso a la sponda Ne rosseggiaro al ripercosso lume

Gli uomin, le navi, i tronchi e l'erbe e l'onda. Mentre, seguendo il nuovo suo costume, Ardea purpureo il ciel, gli apparve al lembo Un, che l'aure inondò, ceruleo fiume;

E da l'azzurro e dal vermiglio grembo Rai ne sgorgaro or agitati or cheti, E ondeggiamenti del focoso nembo, E globi che splendean come pianeti,

E lucide corone ed archi e liste, E argentee volte e pescarecce reti. Ben conobb'io nel meditar le viste Fiamme dipinte con mirabil'arti

Raccolte da natura e fra lor miste, Che i sottili nitrosi efflussi sparti Dal gelo acuto per gli aerei campi Salir del zolfo ad irritar le parti

Dal sole attratte, quando avvien che avvampi Alto del Cane sotto l'ignea stella, E allor scoppiaro in color vari e in lampi. Sparia, poi riaccendeasi ogni facella;

Ed era or l'ostro illanguidito, ed ora Fea di vivo fulgor mostra novella.

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