Null'aria pura commovea l'acque, né vento;
Pur gonfio il mar sicano insorse e nero,
E il calabro spianossi, e qual argento
Lustro fosse, di sé fe specchio vero
Co la cima erta sul trinacrio lido,
E il basso piè ne l'italo sentiero.
In questo pel chiaror cristallo fido
Tante immagin vid'io, che a l'alma parve
Che l'occhio fosse in presentarle infido.
D'infinite colonne un lungo apparve
Ordin egual; ma in un baleno monche
Sembrar, ché la metà somma disparve;
E in quella parte ove rimaser tronche,
Si piegar tutte, e di sé fer molt'archi
Rozzi, e simili a quei de le spelonche,
Che si mostraro a l'improvviso carchi
Di vaghissime torri e di castella;
E anch'esse, qual fumo che l'aria varchi,
Spariro, e in vece lor nacque novella
Di piramidi sculte aspra foresta,
Indi ampia valle a fiori pinta e bella;
E in mille colli e in mille armenti questa
Cangiossi ancor; tal ch'io sclamai: traveggo?
O sogno forse con pupilla desta?