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1798–1837

CXXXVII – Varano

Giacomo Leopardi

Null'aria pura commovea l'acque, né vento; Pur gonfio il mar sicano insorse e nero, E il calabro spianossi, e qual argento Lustro fosse, di sé fe specchio vero

Co la cima erta sul trinacrio lido, E il basso piè ne l'italo sentiero. In questo pel chiaror cristallo fido Tante immagin vid'io, che a l'alma parve

Che l'occhio fosse in presentarle infido. D'infinite colonne un lungo apparve Ordin egual; ma in un baleno monche Sembrar, ché la metà somma disparve;

E in quella parte ove rimaser tronche, Si piegar tutte, e di sé fer molt'archi Rozzi, e simili a quei de le spelonche, Che si mostraro a l'improvviso carchi

Di vaghissime torri e di castella; E anch'esse, qual fumo che l'aria varchi, Spariro, e in vece lor nacque novella Di piramidi sculte aspra foresta,

Indi ampia valle a fiori pinta e bella; E in mille colli e in mille armenti questa Cangiossi ancor; tal ch'io sclamai: traveggo? O sogno forse con pupilla desta?

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