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1798–1837

CXXXVI – Varano

Giacomo Leopardi

Dal nembifero mosse alto Apennino D'atri vapor nitrosi un turbin carco Su l'albeggiar del rorido mattino, E l'opposto fendendo aere più scarco,

D'oscure lo colpì nubi spezzate, Che a lungo stese e poi ricurve in arco Scendean, salian or sciolte, or aggruppate; E dopo l'urto divideansi rotte

Da lampi lucidissimi e segnate, E dal vortice ovunque eran condotte Ratto più che non è colpo di fionda. Seco traean grandine, vento e notte.

Del Re de' fiumi a la populea sponda M'avvidi il pien d'orror nembo appressarse Per lo increspar retrogrado de l'onda, Pel lume fier che sovra l'argin arse,

E per la polve attorcigliata in suso, Che sì folta ne gli occhi a me si sparse, Ch'io colle man difesi il ciglio chiuso.

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