Dal nembifero mosse alto Apennino
D'atri vapor nitrosi un turbin carco
Su l'albeggiar del rorido mattino,
E l'opposto fendendo aere più scarco,
D'oscure lo colpì nubi spezzate,
Che a lungo stese e poi ricurve in arco
Scendean, salian or sciolte, or aggruppate;
E dopo l'urto divideansi rotte
Da lampi lucidissimi e segnate,
E dal vortice ovunque eran condotte
Ratto più che non è colpo di fionda.
Seco traean grandine, vento e notte.
Del Re de' fiumi a la populea sponda
M'avvidi il pien d'orror nembo appressarse
Per lo increspar retrogrado de l'onda,
Pel lume fier che sovra l'argin arse,
E per la polve attorcigliata in suso,
Che sì folta ne gli occhi a me si sparse,
Ch'io colle man difesi il ciglio chiuso.