Qui di fretta è mestier, d'ardire e forza; Qui di por mano a gli scudisci e a' lacci: Ch'ora comincia il più. Nessun stia indarno. Questi accoppifra lor, quei volga in giro
Le animose cavalle; e i lunghi, intorti, Lievi capestri a la sinistra avvolti, Con la destra le punga, e al corso inciti. Bel veder le feroci, a paio a paio,
Pria salir l'alte biche; e somiglianti A' festosi delfin quando ondeggiante Per vicina tempesta il mar s'imbruna, Or sublimi or profonde, or lente or ratte
Sovra d'esse aggirarsi; e arditamente Sgominate avvallarle, in ogni lato Gli ammontati covon facendo piani. Poi distese e concordi irsi rotando
Con turbine veloce in doppio ballo; E smagliando ogni fascio, e sminuzzando Col curvo piede le già tronche cime, In breve ora cangiar l'erto spigoso
Clivo, d'inutil paglie, e reste infrante, E di sepolto grano in umil letto. Ferve il giro e 'l pestio. S'ode bisbiglio Di sì cupo tenor, qual se cadendo
Fischi, e 'l duro terren rara e pesante, Senza vento, percota estiva pioggia. L'une e l'altre incalzano, e a vicenda Prendon stimolo e 'l dan. Talor diresti
Flagellato paleo ronzar d'intorno, O di naspo legger versata ruota: Dal cui mezzo il rettor, de le fugaci La pieghevol cervice e 'l piè governa.
Pur lo sforzo, l'ardor, l'impeto, il corso Ha qualche pausa. Indi ritorna il primo Volteggiamento, e l'interrotta danza, E l'anelito, e 'l suon. Tal fuma e spira
Fiato, anzi foco, da le aperte nari; Tal distilla sudore, escon tai spume Dal collo, per le spalle, e per li fianchi, Con sì grave respir, che le primaie
Dal soverchio sbuffar de le seguaci, Molli ed umidi n'hanno i lombie l'anche. Non con forza maggior, baldanza e brio, Con più leggiadro portamento e sguardo,
Per li tessali pian corsero errando Del centauro le figlie; e non diverse L'erte orecchie vibrar, nitrendo a l'aure, Di Saturno e Nereo le false spose.
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