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1798–1837

CXXIII – Baruffaldi

Giacomo Leopardi

In così dir, si vide il pargoletto Che al sen tenea, rimpicciolirsi a un tratto; Le braccia in ali, e 'l labbro in sottil rostro Cangiarsi; e un augellin tutto comporsi;

Che la lingua sciogliendo in dolci canti, Lamentevoli sì, ma pur soavi, Rapido saltellava e sen fuggia; Rapido ritornava sorvolando,

Rapido s'aggirava, ed incostante Ritornava a la madre; né sapea Dove tornar, dove fuggir cantando, Se a lei sul crin, su gli omeri o sul seno

O sul materno braccio non posava; Senza saper quai sian le poppe o 'l grembo; Ché nulla più de la primiera immago Vedea, né di sua madre ombra apparia.

Poiché Canopia in quel medesmo punto Sentissi il piè fatto radice, e tutto Vide (se a veder più valeano gli occhi) Assottigliarsi il corpo in verde canna;

Le mani in foglie, e 'l crin converso in tiglio; Né più aver fronte, ma un cespuglio misto Di frondi minutissime e di fiori Verdastri; e d'un odor grave e sonnifero

Spargersi tutta; e così viva starsi In arborea sembianza; e sentir spesso Vicino il figlio garrulo e canoro, Essa canape fatta, ei canneruolo;

Essa del figlio consolando i lai, Esso a la madre rammentando il fallo, Che in sì varia natura trasformolli: Fin che la falce a lei tronchi le piante,

E metta in fuga lui dal grembo amato, Che al caldo Austro a narrar voli i suoi casi.

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