Vaga angioletta, che in sì dolce e puro
Leggiadro velo a noi dal ciel scendesti,
Ed or beando vai quest'aure e questi
Colli,che di tal don degni non furo;
Per quella man, per quelle labbra io giuro;
Per quei tuoi schivi atti cortesi, onesti;
Per gli occhi, onde tal piaga al cor mi festi,
Ch'io già morronne (e sorte altra non curo);
Che, se ben gelosia del suo veneno
M'asperse, mai non nacque entro il mio petto
Pensier che al tuo candor recasse oltraggio;
E se nube talor di reo sospetto
Alzarsi osò, per dileguarla a pieno
Del divin volto tuo bastò un sol raggio.