Skip to content
1798–1837

CXLVIII – Varano

Giacomo Leopardi

Quando in men che non scoppiano i baleni, Il prato inaridò vento che sorse Del nevoso Aquilon da i freddi seni, E dietro al vento un calpestio trascorse;

Romoreggiando per lo pian battuto, Che là donde movea, gli occhi mi torse; E fra paura e maraviglia muto Vidi gran turba in fieri atti, e con volto

Crudo e in difformità varia sparuto. Pedestre era la turba, e di quel folto Stuolo ciascun tenea creceo dipinto D'atra immago un vessillo a l'aure sciolto,

In cui d'illustre donna, o d'eroe spinto De l'ombre a i regni bui scorgeasi scritto Il nome, e sotto quel: Da me fu vinto. Percorrea quanto è d'una selce il gitto

La feral schiera un condottier più truce, Che il sommo in essa avea scettro e diritto. A la squallida e rea faccia del duce Giunge squallor sotto palpebre immote

Lo sguardo tinto di sanguigna luce. Duo serpi sorti da l'orecchie vote Di suono striscian senza inciampo e legge, Sibilando or al collo, or su le gote.

La trista fronte elmo fasciato regge Da corona intessuta a lauri freschi Da frusti di spolpate ossa e da schegge. L'usbergo aspro è al di fuor, ed in rabeschi

Orridi rilevato, e fuso a scaglie Di rinterzati spaventevol teschi. La destra, cinta da ferrate maglie, Stringe una falce contro a belva e ad uomo,

Barbara e invitta ognor ne le battaglie, Col segno, ahi vista amara! onde fu domo L'antico padre da la colpa antica, A l'asta de la falce infisso il pomo.

L'altra man fra la ruggine s'implica Di scure briglie, ed un cavallo affrena Pallido e spregiator d'ogni fatica, Che concitato da terribil lena

Soffia, e di spume il duro morso imbianca, Scalpitando e spargendo alto l'arena.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CXLVIII – Varano · Giacomo Leopardi · Poetry Cove