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1798–1837

CXLII – Varano

Giacomo Leopardi

Vago di penetrar perché Natura Non mai d'Arno gli umori appien consumi, E incerto ancor se del mar l'onda impura Per sotterranee ghiaie e schiusi dumi

Feltrata salga a le montagne, e scenda Partita in rivi ed in perpetui fiumi; Io l'erta ascesi d'una roccia orrenda, Che in mezzo a l'appennine Alpi nevose

Le vie tosche e l'emilie avvien che fenda; Ch'ivi scontrando ognor le rigogliose Acque scorrenti da l'origin prima Disvelarne credei le fonti ascose.

Stendeasi larga quell'alpestre cima In scabri sì, ma rinverditi prati, Benché ad aspro soggetti indocil clima. Questi d'argin informi e di solcati

Dorsi e di gore e d'ineguali fosse In varie strane fogge eran vergati. Cento scorgeansi in essi, ove serbosse La pioggia, late vasche, altre già vote

D'acqua, altre sceme, altre ricolme e grosse. Di là salii balze più eccelse, e note Solo a i rapaci augelli, e trovai boschi, Spelonche e abissi, in cui giaceano immote

Le nevi e ghiacci, o splenda il giorno o infoschi, Non mai squagliati, perché troppo inerte È il sole a riscaldar quegli antri foschi. Vidi in altre caverne al ciel scoperte

Grondar le linfe dal pendio condotte De le inzuppate e a i raggi terre aperte; E da più alte selve altre dirotte Fonti precipitando in tufi e in greppi

Perdersi dentro a fesse rupi e a grotte. Lassù pur il cammin fra schegge e ceppi Rosi, e pomici mai non viste altrove, Tentai, né come il superassi io seppi;

E colà rimirai voragin nove, E rappresi entro a quelle e sciolti umori Del libic'Austro per l'estreme prove, E campi squallidissimi, peggiori

Di quel ch'uom finger possa, alberghi solo Di nevi e di gelate acque e d'orrori. Da tai di tante piogge in erto suolo Serbatoi vasti un sovra l'altro stanti,

E dal vario del Sol girar dal polo, E da i venti fra lor vario–spiranti, E da i vapor che il sotterraneo foco Alza entro al monte, e striscian fuor grondanti,

Argomentai che il misto ordin del loco A prestar atto sia continue l'onde Spinte in giù da la scesa a poco a poco O fra sterili sassi, o erbose sponde;

E il fiume tragga sol perenni l'acque Da i montani antri e vasche, e non d'altronde.

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