Mi trovai dentro a vasti campi aperti,
In cui nulla allignò mai verdeggiante
Erba né pinto fior, né irrigò fonte
Con limpid'acque le frondose piante:
Non rupe nuda né selvoso monte
Ivi s'ergea; ma sol di sabbia piene
Valli ampie si perdean coll'orizzonte,
Sfumando i confin lor ne le serene
Vie dell'etere azzurro. Unica al guardo
Lungi splendea ne le solinghe arene
Mole alta fin dove ferir può dardo;
E colà il grande e non più visto obbietto
M'invitò il passo per tristezza tardo.
Sul terren da qualunque arte negletto
Maravigliando io gia che l'occhio avvezzo
Sì a lungo fosse a non mai vario aspetto;
Ch'io dal Sol non varcava all'ombra e al rezzo,
Ma sempre egual fendea lume, e la stessa
Aria nullo spirante odor, né lezzo;
E sol qua e là de la men grave e spessa
Arena sorgea fuor con fiacche forze
Macchia di spini appena sorta e oppressa,
Ch'io m'avvidi esser nido in cui rinforze
Vipera od aspe il giovanil veleno
Da le svestite loro aride scorze.