Piene son di mille mali
Tutte le strade de la vita umana,
Siano chiassetti, o vie ample e reali.
Dunque che si ha da far? Ciò che la rana
Consigliava una volta a' figli suoi,
Che uscir volean de le loro pantana.
Figliuoli miei, che? vi pensate voi
Quinci partendo aver vita tranquilla,
La quale non v'affligga e non v'annoi?
Qui siam cibo talor d'alcuna anguilla;
Ma se ne andrete per li verdi prati,
O pe' campi di questa o quella villa,
E serpi e falchi e topacci affamati
Faran di tutti voi strage sì fera,
Che sarete ad un tratto esterminati.
A cui il figlio maggior, con aspra cera,
Madre, rispose, dunque il fango e l'erba
Sarà nostra magion e giorno e sera?
Certo sorte migliore a noi si serba
Uscendo fuora; abbiamla avanti gli occhi:
Dunque si lasci questa vita acerba.
Ed ella a lui: tu parli come i sciocchi.
La natura ci ha fatti pe' pantani;
E ne' pantani hanno a stare i ranocchi.
Ciò detto, slargò l'acqua con le mani,
Bassò il capo, alzò l'anche, e andonne al fondo,
Lasciando ne la riva i figli insani.
Così dich'io. Liborio, in questo mondo
Ogni stato ha i suoi guai: e chi desia,
Mutando il suo, trovarne un più giocondo,
Cade in una grandissima pazzia.