Or mentre questi con dolcezza rara
Del gentil Silvio l'armonia diletta,
La turba de gli Dei silvestri a gara
Ne la cucina si affaccenda in fretta;
E, com'è l'uso, a gli ospiti prepara
L'egiziana pozione eletta,
Che, sdraiati su i morbidi sofà,
Bevon pipando i barbari bassà.
Chi di lor nel fornello atto a tal uso
Fa foco, e soffia nel carbone ardente;
E chi nel cavo rame il caffè chiuso
Volge intorno abbrostendo, infin che sente,
Misto col fumo, il grato odor diffuso,
E de' granelli il crepitar frequente:
Dal foco allora il toglie, e il gitta fuore,
Vestito a bruno di novel colore.
Altri in ordigno addentellato il trita,
E polvere ne trae minuta e molle:
Altri l'occhio, e la man pronta e spedita
Sul vaso tien che gorgogliando bolle.
Fin sopra l'orlo in un momento uscita
L'occhiuta spuma, pel calor, s'estolle:
Ma poi lascia il liquor purgato e mondo
L'impura feccia, che ricade al fondo.
L'opra è compiuta: e su la mensa è presta
Già la bevanda in porcellana fina.
Silvio lo zuccaro infonde, e destro appresta
Le colorate tazze de la Cina:
Indi, colma e fumante, or quella or questa
Con gentil atto a ognun porge e destina.
Gustanla a sorsi: e la bevanda amara
Poscia corregge il rosolin di Zara.