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1798–1837

CXCVI – Bondi

Giacomo Leopardi

Or mentre questi con dolcezza rara Del gentil Silvio l'armonia diletta, La turba de gli Dei silvestri a gara Ne la cucina si affaccenda in fretta;

E, com'è l'uso, a gli ospiti prepara L'egiziana pozione eletta, Che, sdraiati su i morbidi sofà, Bevon pipando i barbari bassà.

Chi di lor nel fornello atto a tal uso Fa foco, e soffia nel carbone ardente; E chi nel cavo rame il caffè chiuso Volge intorno abbrostendo, infin che sente,

Misto col fumo, il grato odor diffuso, E de' granelli il crepitar frequente: Dal foco allora il toglie, e il gitta fuore, Vestito a bruno di novel colore.

Altri in ordigno addentellato il trita, E polvere ne trae minuta e molle: Altri l'occhio, e la man pronta e spedita Sul vaso tien che gorgogliando bolle.

Fin sopra l'orlo in un momento uscita L'occhiuta spuma, pel calor, s'estolle: Ma poi lascia il liquor purgato e mondo L'impura feccia, che ricade al fondo.

L'opra è compiuta: e su la mensa è presta Già la bevanda in porcellana fina. Silvio lo zuccaro infonde, e destro appresta Le colorate tazze de la Cina:

Indi, colma e fumante, or quella or questa Con gentil atto a ognun porge e destina. Gustanla a sorsi: e la bevanda amara Poscia corregge il rosolin di Zara.

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