Fida stanza romita, ove sì spesso,
Co' suopi dolci pensier, trova ricetto
Quella ch'è de' miei voti il sommo obbietto,
E mi fa, perché suo, caro a me stesso;
Poiché il mio fato ancor non leggo espresso,
Dimmi: vedesti mai fuor di quel petto
Uscir lento e furtivo un sospiretto
Mormorante il mio nome in suon sommesso?
Ah, se ciò fu, se un dì mai fosse (oh Dei),
Serbami quel sospir, serbalo intero;
Fa ch'io sugga quell'aure, e il cor ne bei.
Velerà, fida stanza, un bel mistero
Mia gioia occulta; ed il mio sguardo a lei
Dirà sempre che bramo, e non che spero.