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1798–1837

CXCII – Bondi

Giacomo Leopardi

E chi potrebbe i movimenti e il muto Vario linguaggio, il magistero e l'arti Tutte scoprir de le maestre luci, Al fido specchio, consiglier secreto,

Lungamente educate? Or vibra il guardo Quasi lampo che abbaglia; or lento e inerte Errare il lascia indifferente: il niega Sovente a chi lo cerca, e il volge intanto

A scuotere i distratti. Al suol talora China gli occhi dimessi, e fa un'occhiata Lungamente aspettar; poi, quando intenti Crede gli spettatori, alza improvviso

Le sicure pupille, e gli occhi incontra Di chi meno l'aspetta, e fino al fondo De l'alma il cerca, e lo sconcerta: indizio Di sicuro trionfo. Indi abbandona

La vinta preda, facil opra e breve Di un sol guardo fugace. Or mira come Sul volto a Tirsi languida e cadente, Diresti a caso e involontaria, fisa

D'amoroso desio le luci accese Pietosamente. Immobile si arresta A contemplarlo: e poi si scuote a un tratto, Come allor se ne accorga; e rossa in volto,

Si volge altrove, vergognando quasi Di avere incauta del suo cor tradito Il geloso secreto; e fa sembiante Di sconcertarsi, e timida e confusa

Finge schivar de le sue luci accorte Il nuovo incontro. Misero se il crede: Ché tardi poi de l'error suo pentito, E' deriso sarà.

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