Tra la sicana e calabrese arena
Lungi vedrai in femminil sembiante
Sorger Scilla da l'onde; ardua la fronte,
E del lungo suo crine ambe le spalle
Velata; e con le nude aperte braccia
Ancor chieder mercede, anco sperare
Che i gran numi del mar sentan pietade
De la cangiata sua forma e bellezza.
D'intorno al suo già delicato fianco
Vedrai mille crudeli orridi mostri,
E 'l fier latrato n'udirai, che al core
Giunge spavento, e i naviganti assorda.
E pur qual fassi ed a l'orecchia e al guardo
Fallace inganno! Ché colei che sembra
Scolpita imago, è rozza massa informe
Dim rottami pendenti; un vivo sasso,
Che da le spaziose atre caverne
L'ondosa mole che inghiottì pur dianzi,
Strepitoso rinfonde: ed è qual gorgo
Già per gli spessi naufragi infame.