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1798–1837

CVI – Menzini

Giacomo Leopardi

Tra la sicana e calabrese arena Lungi vedrai in femminil sembiante Sorger Scilla da l'onde; ardua la fronte, E del lungo suo crine ambe le spalle

Velata; e con le nude aperte braccia Ancor chieder mercede, anco sperare Che i gran numi del mar sentan pietade De la cangiata sua forma e bellezza.

D'intorno al suo già delicato fianco Vedrai mille crudeli orridi mostri, E 'l fier latrato n'udirai, che al core Giunge spavento, e i naviganti assorda.

E pur qual fassi ed a l'orecchia e al guardo Fallace inganno! Ché colei che sembra Scolpita imago, è rozza massa informe Dim rottami pendenti; un vivo sasso,

Che da le spaziose atre caverne L'ondosa mole che inghiottì pur dianzi, Strepitoso rinfonde: ed è qual gorgo Già per gli spessi naufragi infame.

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