Corri, ma presto riedi, al caro viso:
Disse l'anima un giorno a un mio pensiero:
Ed ei, con volo rapido e leggiero,
M'uscì per gli occhi e corsevi improvviso.
Ma poi che in lui, quasi un suo trono, assiso
Un bel decoro amabilmente altero
Vide, e la rosea guancia, e l'occhio nero,
Dove, qual lampo in ciel, balena il riso;
Fermossi a contemplarlo; e del ritorno
Già dimentico omai, stupido e muto,
Da quel dì sempre gli si aggira intorno.
D'avergli aperto il varco invan si pente
L'anima, e il chiama invan: sordo, e perduto
Nel dolce incanto, ei non si scuote o sente.