Vedi già di lontan fumar le ville; E a poco a poco dileguarsi in giro, E col giorno venir manco, gli obbietti Onde pareva or or tutta ingemmarsi
Giù per le due gran braccia in mar distese L'incurvata riviera, e i lidi opposti. Ma vedi, al primo uno spettacol novo Già succeder più vago, ove si stende
Napoli, e siede quasi centro al cerchio. Spuntan col cielo a gara in ogni parte Piccole stelle e inordinati fuochi Qua e là, da i tetti, e da le logge, e lungo
La china d'ogni colle e d'ogni spiaggia; Che in mar riverberando, a noi rassembra Tutta avvampar d'incendio la marina. Sul molo intanto, scintillando, e a Chiaia,
E per la Nova via, scorrono ardenti Fiaccole, a cento e cento cocchi avanti, Lunghe ignee striscie in sul sentier lasciando. Come i rappresi e fermentati in alto
Sottili effluvi che, rompendo la fiamma, Caggion segnando in ciel lucidi solchi, E poi, gravi di pingue atro bitume, Van lambendo il terren; larva notturna,
E terror grave al peregrino ignaro, Che più fuggendo, più sel vede a tergo, Né sa che col fuggir, seco lo tragge. Ma quale, ahimè, fiamma improvvisa io miro
Su quell'erto apparir giogo fumante? Ah quella certo, del Vesuvio è quella L'ira tremenda, onde qui spesso udimmo Pianger la gente e ragionare insieme.
Via, nocchier, dà ne i remi; e quinci tratto Volgiam la proda, e rifuggiam ne l'alto. Ben mi rammenta ancor quai ne sostenne Più d'un'antica etade orridi scempi:
Quando da prima i sotterranei chiostri D'un urlar sordo, d'un muggir profondo Udia dar segni, indi annerarsi tutta L'aria, tremare il suolo, e gli animali
Palpitanti vedea perdere il moto. Cani intanto abbaiar, nitrir cavalli, E rompendo i capestri, ir da le stalle Correndo incerti a la campagna. Oh come
Fuggian da i boschi i paurosi augelli A cercar tra noi tetto: oh quante schiere Di topi immondi e di schifosi insetti Da i nascondigli uscir; ché l'abborrita
Luce già più non abborriano. A un tempo Mirò nel porto un ondeggiar di navi Tra l'onde in calma; ed alberi ed antenne Strider, piegar, strapparsi. Allor, la bocca
Già rosseggiando da le cime ardenti, Ecco fumo, ecco lampi, ecco scintille, E tuoni, e fiamme, e folgori. Oh qual vasto Vomitar d'infocati ignei torrenti!
Quai rivi e fiumi, ridondante piena, Di bitume, di zolfo, e di metalli Disciolti, in giù movea tra le volute Di fumo immense, e i nebulosi globi
Di cenere, di calce, e di rotanti Enormi massi; onde coperte ed arse Qua e là campagne, e con gli armenti oppresse Ville e pastor, città, capanne, e genti,
Ebbero morte a un tempo solo e tomba!
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