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1798–1837

CLXXIX – Savioli

Giacomo Leopardi

Cessa: gli Dii mi tolgano A l'odiata vista. Il crederai? per lagrime Forza il mio sdegno acquista.

Tuo mi chiedesti: arrisero Gli avversi Fati; il sono: Godi, se puoi, rallegrati Di sì funesto dono.

Lasso! così celavasi Sotto al tessalic'auro Il sangue infausto ad Ercole Del traditor centauro.

Ardo; un gelato incendio Pel vinto cor s'aggira. Se non è questa, (ahi misero!) Qual de l'erinni è l'ira?

O gloi occhi tuoi rivolgere Soavi in giro io veda: Tremo: tu sei colpevole Di ricercata preda.

O i neri crin soggiacciano A leggi estranie e nove, Ohimè! di Leda piacquero I neri crini a Giove.

Tremo se ignote grazie Ostenta il petto e 'l viso; A impallidir condannami Una parola, un riso.

Parlin segrete, accrescono Le ancelle i miei timori: Guai se il tuo seno adornasi Di sconosciuti fiori.

M'è grave il dì; le tenebre Sul mio dolor non ponno; E indarno gli occhi invocano Il fuggitivo sonno;

Egli non ode; o il seguita D'ombre drappel nefando, E i sogni a me presentano Quel ch'io temea vegliando.

E un freddo orror la torbida Quiete infetta e scioglie. Lascio le piume, e rapido Accorro a le tue soglie.

Taccion le porte immobili; Regna profonda pace; Ma nel comun silenzio Il mio terror non tace.

E scintillar lucifero Sul pallid'asse io vedo; E l'alba affretto, e a i talami, Gridando, il Sol precedo.

Invan smarrita e attonita Rivolgi al cielo i lumi, E chiami in testimonio De l'innocenza, i numi.

In te di colpa indizio La mia ragion non trova: Il veggio, il sento: e crederti Spergiura e rea mi giova.

D'ogni più nera istoria Gli esempi in te pavento. Inorridisci: io Biblide, Io Pelopea rammento.

Ah m'abbandona, e lasciami Preda a i rimorsi miei: No, tu con me dividere Lo strazio mio non dei.

Ahi, questo dì medesimo Io barbaro, io profano, In te volea commettere La scellerata mano.

Degni de l'opra il Tartaro Suplizi aver non puote: Non l'urne infami bastano, Non d'Ission le ruote.

Né fuggi? e in me s'affissano Pietosi i languid'occhi; E piangi, e supplichevole Abbracci i miei ginocchi?

Cessa: del rio spettacolo Tutto l'orror comprendo. Cessa. Tu segui? Ah, Furie, L'abisso aprite: io scendo.

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