Se tu allevi il bracco Ne la cucina fra tegami e spiedi, Quando uscirà la timorosa lepre Fuor di tana o di macchia, esso in obblio
Posta la prima sua nobil natura, Lascia la lepre, e per appresa usanza De la cucina seguirà il leccume. Molti a la sacra poesia disposti
Intelletti son nati, e nasceranno; Ma ciò che giova? La cultura e l'arte E l'arator fanno fecondo il campo Di domestiche biade; e chi nol fende
In larghe zolle, poi nol trita e spiana, Vedrà nel seno suo grande abbondanza Sol di lappole e ortiche, inutil erba. Ecco, in principio alcun sente ne l'alma
Foco di poesia: Sono poeta, Esclama tosto: mano a' versi; penna, Penna ed inchiostro. E che perciò? vedesti Mai, Martinelli mio, di tanta fretta
Uscire opra compiuta? Enea non venne In Italia sì tosto, e non sì tosto Il satirico Orazio eterno morso Diede a gli altrui costumi. I' vidi spesso
De la caduta neve alzarsi al cielo Castella e torri, fanciullesca prova Che a vederla diletta: un breve corso Del Sol la strugge, e non ne lascia il segno.
Breve fu la fatica, e breve dura. Fondamenta profonde, eletti marmi, Dure spranghe, e lavoro immenso e lungo Fanno eterno edifizio. Or tremi, or sudi
Chi salir vuole d'Elicona al monte; Poi salito lassù, detti o riprenda. Gli altri son voce. D'ogni lato ascolti Nomi di fantasia, d'ingegno. Tutti
Proferir sanno buon giudizio e gusto: Paroloni che han suono. A l'opra, a l'opra, Bei parlatori. A noi dà luce il volgo: Cerca laude comune. Allor fia d'uopo
Cercar laude volgar, quando da' saggi Cerrcherà laude la comune schiera.
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