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1798–1837

CLXIV – Passeroni

Giacomo Leopardi

Color che fan comenti, Dove la loro mente non arriva, La interpretazion tiran co' denti: E non v'è autor, per chiaro ch'egli scriva,

Che in mano di costoro non diventi Pien di misteri e pien d'allegoria, Che il pover uom non par più quel di pria. Però disse il Petrarca in flebil suono,

Poiché si vide un gran comento ordire: Spero trovar pietà, non che perdono, Che or son rimaso in tenebre e in martire: Quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,

A dame e cavalier piacque il mio dire; Or de' comentatori assai mi doglio, Che spesso mi fan dir quel ch'io non voglio. E m'han lasciato in tenebroso orrore,

Che appena riconosco omai me stesso; E udendo ragionar del mio valore, Meco di me mi maraviglio spesso: Che deggio far, che mi consigli, Amore?

Come m'avete in basso stato messo! Tornatemi a l'antico stato mio, E intendami chi può, ché m'intend'io. Così disse il Petrarca; ed io lo scuso

S'andò in collera, e certo non fu poco, Se a' suoi comentator non ruppe il muso, Che l'han fatto parere un uom dappoco. Tengono un modo sì intralciato e astruso

Costor nel comentar, che in più d'un loco, O, per dir meglio, in cento lochi e cento Han bisogno essi stessi di comento. Hanno costoro un don particolare,

Come suol dirsi, di saltare il fosso: Dove d'oscurità qualch'ombra appare, Non si fermano punto e bevon grosso, E sanno intorbidar le acque più chiare;

E sebbene tra lor si danno addosso, E fingono attaccar briga, sovente L'uno ricopia l'altro fedelmente. Il prender granchi è in lor cosa ordinaria;

Ne prendono de' grossi, e fanno spaccio Di gran dottrina poco necessaria; Parlan di ciò di cui non sanno straccio, E per lo più fanno castelli in aria,

E a' più bei passi di Giovan Boccaccio, Di Dante, del Petrarca, a quel che osservo, Fanno perder costor la grazia e 'l nervo. E molti illustri e classici scrittori

Un obblio tenebroso adesso involve, E son lasciati in preda da' lettori A' tarli, verbi grazia, ed a la polve, Per colpa solo de' comentatori,

La cui dottrina spesso si risolve In dare a chi li legge una tal noia, Che manda il testo ed il comento al boia. Metton costoro in vista tutti i detti

Che 'l loro autore ha tolti da' più degni Scrittori, e sallo il ciel se gli ha mai letti, Che s'incontrano spesso i begli ingegni: Del comentato autor tutti i difetti

Mettono in vista, e scoprono i disegni; Ciò ch'egli disse a mezza bocca appena, Essi lo voglion dir a bocca piena. E dicono color qualche menzogna,

E 'l loro orpello vendono per oro: Voglion cercare quel che non bisogna; E diversi scrittori i nomi loro Veggono poi con biasmo e con vergogna

Registrati per grazia di costoro, Or troppo curiosi, or troppo arditi, Ne l'indice de' libri proibiti.

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