Elvia nel tempo di sua gioventute Poteva avere almeno cinque o sei Concorrenti; ma fu per sua salute Nemica capital de' cicisbei:
Pur, visto Marco pieno di virtute, Ella di lui s'accese, egli di lei: Lo scelse per marito, ed i parenti De la sua scelata furono contenti.
Pensate un poco, padri di famiglia, Se così s'usa ancora al tempo nostro: Io sento dir che se avete una figlia, Volete maritarla a modo vostro;
E non guardate poi se a lei somiglia Lo sposo, o s'egli è un asino od un mostro; Se uguali sien tra lor, se l'uno vada De l'altro a sangue, a ciò non vi si bada.
Sento dir che il marito a lei scegliete, Non colle sue, ma colle vostre mire: Che il vostro genio consultar solete: Se a voi lo sposo aggrada, io sento dire
Che il nodo è fatto; e pur voi non avete Né da vegliar con lui, né da dormire; E non avete mica ad esser dui In una carne, o genitor, con lui.
Sento dir che se trovasi uno sposo Che si contenti d'una scarsa dote, Allor si stringe il laccio doloroso, Che altri che morte sciogliere non puote:
Al più cercate che sia facoltoso, Cercate quanto a l'anno egli riscuote; Quasi bastasse a rendere contento D'una ragazza il cuor l'oro e l'argento.
E voi sapete ben che ciò non basta, E la mettete in un gran brutto imbroglio: Mal se acconsente, e peggio se contrasta, Ché vien sempre ad urtare in uno scoglio:
E talor si risolve a viver casta, Per disperazione e per cordoglio: Si chiude in una cella, benché ne abbia Poca voglia, ed uccel non sia da gabbia.
E più d'un padre ancor con finto zelo In questa gabbia, anzi prigione oscura (Quando vi penso, al cuor mi corere un gelo) Col pretesto di renderla sicura
In questa valle, e di stradarla a cielo, L'incauta figlia di cacciar procura; E quando ella è ingabbiata, non le giova Il dir: mi pento; e molte il san per prova.
Meglio quasi saria tirarle il collo, Dio mel perdoni, come fa il villano, O la massara spesso con un pollo, Che usar con essa un atto sì inumano:
E pure da taluno, ed io ben sollo, E da taluna per rispetto umano, Se non si sforza, almeno si consiglia Sovente a farsi monaca una figlia.
Comincian dalla sua più verde etade Ad invaghirla, con qualche promessa, Del chiostro, benché il chiostro non le aggrade: Le dicon che sarà madre badessa;
Che son men dritte al ciel tutte altre strade; Che starà meglio che una principessa; Che non avrà i fastidi, né le doglie, Né i disagi di chi diventa moglie.
Le mettono in orrore il matrimonio: Dicono, screditando il viril sesso, Che son tutti d'un pel, tutti d'un conio I mariti ed i giovani d'adesso:
Le dicono che il mondo ed il demonio, Il che per altro oggi succede spesso, Tra marito e moglier caccia le corna, E la pace e il piacer da lor distorna.
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