Già molte cose, e molte sopra 'l sonno Furono dette in prosa e in poesia, Che ne gli autori leggere si ponno, E se ne dicon molte tuttavia:
Che sia cosa cattiva alcuni vonno, Cosa buona altri vogliono che sia; Altri ne dicon bene ed altri male, A misura del loro naturale.
Del sonno d'ordinario suol dir bene Chi a dormir molto sentesi inclinato; E da color che dormon poco, viene Il sonno per lo più vituperato:
Siccome appunto de le donne avviene, Son lodate da chi n'è innamorato; E color che non san che cosa farne, Le sprezzano, e son soliti a sparlarne.
Altri il sonno chiamò sommo diletto Ristoratore de la stanca vita: De' graziosi Dei dono perfetto, De' mali dolce obblio, requie gradita,
De le cure sollievo: ed altri ha detto Ch'egli ha dal mondo ogni virtù sbandita, Ch'è fratel de la morte: e v'ha chi dice Ch'è figliuolo de l'Erebo infelice.
Altri ha detto che l'uom sano mantiene, E che a gl'infermi è un gran medicamento: Altri dice che 'l sangue ne le vene Ingrossa, e il rende al moto tardo e lento.
Io non so tante cose, ma so bene Che quando dormo, libero mi sento D'ogni noia e travaglio, e non vorrei Che nessuno rompesse i sonni miei.
Il sonno ad ogni cura, ad ogni male, Se non dà pace, almen dà qualche tregua: Quando su gli occhi nostri spiega l'ale, Da noi parte ogni duolo e si dilegua;
E come lasciò scritto un ser cotale, Le altrui disuguaglianze il sonno adegua: E quando io dormo, sono somigliante A un gran signore, a un prencipe regnante.
Anzi di lor più fortunato io sono, Ché non mi turba il sonno un timor vano Che altri m'usurpi la mogliere, o 'l trono, O che guerra mi mova il gran Soldano.
I sonni miei non rompe il rauco suono Di fiera tromba, o altro romore strano: Mi rende sol le notti men tranquille Il suon talor de le devote squille.
Che se talvolta qualche immagin tetra L'uomo dal sonno mal contento desta, Quante altre volte in sogno ei fende l'etra, Quante volte si trova a una gran festa?
Or trova argento ed oro, o ricca pietra; Ora si sente una corona in testa: E molte altre venture spesso s'hanno, Quando si dorme, con soave inganno.
Io però non mi sono mai maritato, Per dormire i miei sonni in santa pace: E 'l medico non fo, né l'avvocato, Né 'l ladro, per dormir finché mi piace.
E quando per esempio ho ben cenato, Mirabilmente il sonno si conface Al corpo mio, che subito si sdraia Sul letto; e poi lascia baiar chi baia.
E mi sovvien d'avervi recitata Sopra 'l sonno una certa filastrocca, Che quando un poco più fosse durata, Sebbene il dirlo forse a me non tocca,
S'addormentava tutta la brigata: E mentre io non sapea chiuder la bocca, Gli altri m'accorsi che chiudevan gli occhi, E col capo accennavano a i ginocchi.
Forse qualche selvatico dottore, Chi dorme, mi dirà, non piglia pesce: Questo a me, che non faccio 'l pescatore, Non importa niente e non incresce;
Massime che già disse un altro autore: Fortuna, e dormi, il che a molti or riesce: E poi chi dorme, il prossimo non secca; E finalmente chi dorme non pecca.
E se fossimo sempre addormentati, Non si commetterian da le persone Tante ribalderie, tanti peccati: Ma non si farian poi tante opre buone,
Né ci sarebber tanti letterati, Tanti bei libri d'erudizione, Tanti altri beni non sarieno al mondo: Sento che dite; ed io così rispondo,
Rispondo che oggidì, signori miei, Sono assai rari gli uomini dabbene, Gli uomini dotti; e sono i tristi e i rei E gl'ignoranti più che non conviene:
E de le donne, io quasi giurerei Che si faccia da lor più mal che bene: Onde se si dormisse tutto l'anno, Sarebbe assai più l'utile che 'l danno.
N'eccettuo quelle poche, ovver que' pochi Che hanno la mente ad un bel fine intesa, Che non passano l'ore in tresche e in giochi, Ma sopra i libri, o in qualche illustre impresa:
Di questi non sen trova in tutti i lochi, Ché troppo rara la virtù s'è resa: Questi han da dormir poco al parer mio; Se fossi tal, dormirei poco anch'io.
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