Skip to content
1798–1837

CLVI – Parini

Giacomo Leopardi

Invano, ivan la chioma Deforme di canizie, E l'anima già doma Da i casi, e fatto rigido

Il senno da l'età Si crederà che scudo Sian contro ad occhi fulgidi, A mobil seno, a nudo

Braccio, e a l'altre terribili Arme de la beltà. Gode assalir nel porto La contumace Venere;

E, rotto il fune e il torto Ferro, rapir nel pelago Invecchiato nocchier; E per novo periglio

Di tempeste, a l'arbitrio Darlo al cieco figlio: Esultando, con perfido Riso, del suo poter.

Ecco, me di repente, Me stesso, per l'undecimo Lustro di già scendente, Sentii vicino a porgere

Il piè servo ad Amor: Benché gran tempo al saldo Animo invan tentassero Novello eccitar caldo

Le lusinghiere giovani Di mia patria splendor. Tu da i lidi sonanti Mandasti, o torbid'Adria,

Chi sola de gli amanti Potea tornarmi a i gemiti E al duro sospirar: Donna d'incliti pregi

Là fra i togati principi, Che di consigli egregi Fanno l'alta Venezia Star libera sul mar.

Parve, a mirar, nel volto E ne le membra Pallade, Quando, l'elmo a sé tolto, Fin sopra il fianco scorrere

Si lascia il lungo crin: Se non che a lei d'intorno Le volubili Grazie Dannosamente adorno

Rendeano a i guardi cupidi L'almo aspetto divin. Qual se, parlando, eguale A gigli e rose il cubito

Molle posava! quale Se improvviso la candida Mano porgea nel dir! E a lei nevi del petto

Chinandosi, da i morbidi Veli non ben costretto, Fiero de l'alme incendio Permetteva fuggir!

Intanto il vago labro, E di rara fecondia E d'altre insidie fabro Già modulando i lepidi

Detti nel patrio suon. Che più? da la vivace Mente lampi scoppiavano Di poetica face,

Che tali mai non arsero L'amica di Faon, Né quando al coro intento De le fanciulle lesbie

L'errante, violento, Per le midolle fervide Amoroso velen, Né quando lo interrotto

Dal fuggitivo giovane Piacer cantava, sotto A la percossa cetera Palpitandole il sen.

Ahimè, quale infelice Giogo era pronto a scendere Su la incauta cervice, S'io nel dolce pericolo

Tornava il quarto dì! Ma con veloci rote Me, quantunque mal docile, Ratto per le remote

Campagne il mio buon genio Opportuno rapì. Tal che in tristi catene A i garzoni ed al popolo

Di giovanili pene Io canuto spettacolo Mostrato non sarò. Bensì, nudrendo il mio

Pensier di care immagini, Con soave desio Intorno a l'onde adriache Frequente volerò.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CLVI – Parini · Giacomo Leopardi · Poetry Cove