Pochi sordi or vi son, ma tanti e tante Fanno a un bisogno orecchi da mercante. Quanti e quante, poiché hanno ricevuto Con promesse e con più d'un giuramento
Un favor segnalato, e hanno ottenuto Con tuo grave disagio il loro intento; Se hai bisogno da lor di qualche aiuto, Tu puoi chiamarli cento volte e cento,
Che la tua voce sparsa va per l'etra, Né de gli orecchi il timpano penetra. O se vi giunge a stento qualche volta, Entra per una, esce per l'altra banda:
Più d'un di loro estatico t'ascolta, Che non giunge a capir la tua domanda, E se pur la capisce dopo molta Fatica, in pace per lo più ti manda:
Se chiedi aiuto, egli ti dà consiglio Con ruvide parole e altero ciglio. Quanti che ne la lor bassa fortuna T'udivan volentieri e facilmente;
Giunti in alto, fan poi come la luna, Che le parole altrui non cura o sente: La tua voce a costor sembra importuna; E mentre con lui parli umilemente,
Non ti degnan tampoco d'una sola Benigna occhiata, oppur d'una parola. Ti chiamano indiscreto e seccatore, Se i tempi già preteriti ricordi:
Se tu chiedi da lor grazia o favore, Non ti conoscon più questi balordi: Grida pure, se sai, fa pur romore, Che se nol son, costoro fan da sordi:
E non v'è, lo Speroni solea dire, Sordo peggior di chi non vuole sentire. Co gli uomini superbi e co gl'ingrati, Co' cortigiani, i quali del padrone
Godon la grazia, e cogl'indebitati, E co' somari, e simili persone, E finalmente cogl'innamorati, Se non ti fai sentir con un bastone,
Tu puoi gracchiare e stridere a tua posta, Che fanno i sordi e non ti dan risposta.
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