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1798–1837

CLIV – Parini

Giacomo Leopardi

Volano i giorni rapidi Del caro viver mio, E giunta in sul pendio Precipita l'età.

Le belle, oimè, che al fingere Han lingua così presta, Sol mi ripeton questa Ingrata verità.

Con quelle occhiate mutole, Con quel contegno avaro, Mi dicono assai chiaro: Noi non siam più per te.

E fuggono e folleggiano Trà gioventù vivace, E rendonvi loquace L'occhio la amano e il piè.

Che far? degg'io di lagrime Bagnar per questo il ciglio? Ah no: miglior consiglio È di goder ancor.

Se già di mirti teneri Colsi mia parte in Gnido, Lasciamo che a quel lido Vada con altri Amor.

Volgan le spalle candide Volgano a me le belle: Ogni piacer con elle Non se ne parte alfin.

A Bacco, a l'amicizia Sacro i venturi giorni. Cadano i mirti, e s'orni D'ellera il misto crin.

Che fai su questa cetera, Corda che amor sonasti? Male al tenor contrasti Del novo mio piacer.

Or di cantar dilettami Tra' miei giocondi amici, Augurii a lor felici Versando dal bicchier.

Fugge la instabil Venere Con la stagion de' fiori; Ma tu, Lieo, ristori Quando il dicembre uscì.

Amor con l'età fervida Convien che si dilegue; Ma l'amistà ne segue Fino a l'estremo dì.

Le belle, ch'or s'involano, Schife, da noi lontano; Verranci allor pian piano Lor brindisi ad offrir.

E noi, compagni amabili, Che far con esse allora? Seco un bicchiere ancora Bevere; e poi morir.

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